{"id":11558,"date":"2025-08-29T17:39:27","date_gmt":"2025-08-29T15:39:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/?p=11558"},"modified":"2025-08-29T17:39:29","modified_gmt":"2025-08-29T15:39:29","slug":"la-strategia-dei-dazi-zero-cinesi-contribuisce-alla-rinascita-economica-africana-e-al-collasso-della-belligerante-ue-fulvio-beltrami-faro-di-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/?p=11558","title":{"rendered":"La strategia dei dazi zero cinesi contribuisce alla rinascita economica africana e al collasso della belligerante UE (Fulvio Beltrami &#8211; Faro di Roma)"},"content":{"rendered":"\n<p>Il primo dicembre 2024 Pechino compi\u2019 un passo dal valore geopolitico dirompente: l\u2019eliminazione completa delle tariffe doganali sulle importazioni dai Paesi meno sviluppati con cui intrattiene relazioni diplomatiche, includendo inizialmente 33 Paesi africani. Lo scorso luglio ha esteso la misura a praticamente l\u2019intero continente africano: con la sola eccezione del piccolo regno di Eswatini, rimasto fedele al riconoscimento diplomatico di Taiwan.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro un apparente gesto di liberalizzazione commerciale e solidariet\u00e0 verso i Paesi in via di sviluppo, si cela in realt\u00e0 una delle pi\u00f9 raffinate mosse strategiche della Cina contemporanea: garantirsi l\u2019accesso preferenziale a vaste quantit\u00e0 di materie prime africane sottraendole progressivamente ai mercati occidentali, in particolare a quello europeo, in un momento in cui Bruxelles \u00e8 impegnata nel costoso programma di reindustrializzazione e riarmo noto come ReArm Europe.<\/p>\n\n\n\n<p>I dati parlano chiaro: dall\u2019introduzione della politica tariffaria zero fino a marzo 2025, le importazioni cinesi dall\u2019Africa meno sviluppata sono cresciute del 15,2% su base annua, raggiungendo quota 21,42 miliardi di dollari. Nei supermercati di Pechino e Shanghai non \u00e8 pi\u00f9 raro imbattersi in prodotti africani che fino a pochi anni fa erano merce di nicchia: vini sudafricani, tonno proveniente dalle flotte del Mozambico, avocado e ananas dal Kenya e dalla Tanzania, caff\u00e8 etiope e ugandese.<\/p>\n\n\n\n<p>Parallelamente, il commercio bilaterale complessivo tra Africa e Cina nel 2024 ha toccato un livello record di 295,6 miliardi di dollari, segnando il 16\u00b0 anno consecutivo in cui Pechino si conferma primo partner commerciale del continente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi sei mesi del 2025, la cifra ha gi\u00e0 raggiunto 165 miliardi di dollari, con un incremento del 14,4% rispetto allo stesso periodo dell\u2019anno precedente. Se queste tendenze verranno consolidate, l\u2019apertura del mercato cinese a tutto il continente africano potrebbe segnare un incremento senza precedenti negli scambi.Dal punto di vista comunicativo, Pechino descrive l\u2019iniziativa come un atto di solidariet\u00e0 Sud-Sud, volto ad accelerare la crescita delle economie africane e ridurne la dipendenza dalle vecchie potenze coloniali.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha dichiarato Wang Jinjie, vicesegretario generale del Centro per gli Studi africani presso l\u2019Universit\u00e0 di Pechino, \u201cla politica di zero dazi riduce significativamente le barriere all\u2019ingresso nel mercato per i prodotti africani, aprendo la strada a volumi di esportazione pi\u00f9 elevati e a una diversificazione nelle categorie di prodotti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste parole riflettono un discorso seducente soprattutto per l\u2019opinione pubblica africana: la Cina si presenta come partner che non impone condizionalit\u00e0 politiche, a differenza delle istituzioni occidentali, e che anzi compie sacrifici in nome della \u201camicizia speciale\u201d con l\u2019Africa.Eppure, dietro questo scenario di win-win si cela una realt\u00e0 ben pi\u00f9 pungente. L\u2019eliminazione dei dazi non riguarda soltanto avocado e caff\u00e8, ma ha implicazioni dirette sull\u2019estrazione, la lavorazione e l\u2019export di materie prime critiche.Cobalto e rame: la Repubblica Democratica del Congo, fornitore chiave di minerali essenziali per l\u2019industria delle batterie, sta rafforzando i suoi legami con aziende cinesi gi\u00e0 presenti sul terreno con contratti di lungo periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Platino e terre rare: Sudafrica e Namibia stanno orientando sempre pi\u00f9 flussi verso Oriente, con Pechino in grado di garantire accesso diretto ai propri impianti manifatturieri e tecnologici.Gas naturale e petrolio: Nigeria, Angola e Mozambico vedono nel mercato cinese un assorbimento pi\u00f9 conveniente delle proprie esportazioni energetiche, in un frangente in cui l\u2019Europa guida la transizione energetica riducendo consumi di fossili ma aumentando fabbisogni di minerali per tecnologie verdi.Il risultato \u00e8 che la Cina non solo amplia la sua influenza commerciale in Africa ma, di fatto, si assicura linee preferenziali di rifornimento. Molti Paesi africani, attratti dall\u2019accesso facilitato al mercato da 1,4 miliardi di consumatori, stanno privilegiando Pechino rispetto a Bruxelles e Washington nella stipula di nuovi contratti.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa politica commerciale ha una dimensione apertamente geopolitica: dirottare le risorse africane verso la Cina significa lasciare l\u2019Europa a corto di materie prime critiche proprio nel momento in cui l\u2019Unione sta cercando di rilanciare la propria capacit\u00e0 industriale per scopi militari.Il programma ReArm Europe, varato nel 2024 come risposta tanto alla guerra russo-ucraina quanto alla percezione di una dipendenza eccessiva dal complesso militare statunitense, prevede una intensa riconversione produttiva e l\u2019aumento delle forniture belliche. Tuttavia, questo sforzo rischia di scontrarsi con la scarsit\u00e0 delle risorse necessarie: terre rare, litio, cobalto e metalli industriali.Se l\u2019Africa, la maggiore riserva mondiale di molti di questi materiali, viene assorbita nel circuito preferenziale della Cina, le industrie europee vedranno aumentare i costi di approvvigionamento e dovranno confrontarsi con un mercato sempre pi\u00f9 concentrato sul lato cinese. La conseguenza \u00e8 una vulnerabilit\u00e0 strutturale dell\u2019Europa, costretta a rincorrere e a pagare prezzi elevati per garantirsi ci\u00f2 che rilanciare la propria capacit\u00e0 industriale per scopi militari.<\/p>\n\n\n\n<p>Il programma ReArm Europe, varato nel 2024 come risposta tanto alla guerra russo-ucraina quanto alla percezione di una dipendenza eccessiva dal complesso militare statunitense, prevede una intensa riconversione produttiva e l\u2019aumento delle forniture belliche. Tuttavia, questo sforzo rischia di scontrarsi con la scarsit\u00e0 delle risorse necessarie: terre rare, litio, cobalto e metalli industriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Se l\u2019Africa, la maggiore riserva mondiale di molti di questi materiali, viene assorbita nel circuito preferenziale della Cina, le industrie europee vedranno aumentare i costi di approvvigionamento e dovranno confrontarsi con un mercato sempre pi\u00f9 concentrato sul lato cinese. La conseguenza \u00e8 una vulnerabilit\u00e0 strutturale dell\u2019Europa, costretta a rincorrere e a pagare prezzi elevati per garantirsi ci\u00f2 che Pechino otterr\u00e0 a condizioni privilegiate, difendendo il suo alleato europeo strategico: la Russia e indebolendo sia Unione Europea che NATO.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica dei dazi zero verso i Paesi africani si inserisce inoltre nella cornice della Belt and Road Initiative (BRI), l\u2019enorme progetto di infrastrutturazione globale lanciato da Xi Jinping. Porti, ferrovie, autostrade e zone economiche speciali costruite da imprese cinesi in Africa negli ultimi dieci anni trovano ora una nuova funzione: facilitare il veloce trasporto di prodotti agricoli e soprattutto minerali verso la Cina.Il legame fra apertura commerciale e investimenti infrastrutturali \u00e8 dunque evidente. Pechino non agisce come semplice compratore, ma come architetto di una supply chain globale, in cui l\u2019Africa diventa retroterra energetico e minerario. L\u2019Europa, priva di un progetto equivalente e divisa da interessi nazionali contrastanti, appare incapace di fornire un\u2019alternativa credibile.Dal punto di vista africano, la politica cinese ha attirato entusiasmo. L\u2019accesso al mercato pi\u00f9 grande del mondo, unito a tariffe eliminate, rappresenta una spinta per settori agricoli e manifatturieri spesso in difficolt\u00e0. Potrebbe persino aprire lo spazio per una graduale industrializzazione locale, se i Paesi riuscissero a trattenere pi\u00f9 valore attraverso la trasformazione interna delle materie prime.Tuttavia, il rovescio della medaglia \u00e8 il rischio di dipendenza. Molte economie africane stanno diventando sempre pi\u00f9 legate a un singolo mercato, limitando la propria sovranit\u00e0 economica e la capacit\u00e0 di negoziare con pi\u00f9 partner. Inoltre, l\u2019afflusso di prodotti africani in Cina rischia di rimanere confinato a settori a basso valore aggiunto, mentre Pechino consolida il controllo sulle catene di fornitura ad alta tecnologia.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa osserva con preoccupazione la crescente influenza cinese sul continente africano. Bruxelles ha lanciato nel 2022 la Global Gateway Initiative, dichiarata alternativa alla Belt and Road, ma i risultati finora sono stati modesti: progetti ancora sulla carta, scarsa capacit\u00e0 di mobilitare capitali privati, e un approccio spesso percepito in Africa come paternalistico.Ora, con il rischio concreto che le necessit\u00e0 di ReArm Europe vengano strozzate dalla scarsit\u00e0 di minerali critici, l\u2019UE sar\u00e0 costretta ad accelerare strategie alternative: diversificazione delle fonti (America Latina, Asia centrale); riciclo e recupero di materiali critici sul territorio europeo; sviluppo di accordi pi\u00f9 paritari con partner africani per non lasciare campo libero alla Cina. Ma il tempo gioca a favore di Pechino, che si muove con risolutezza e pragmatismo, senza le lungaggini burocratiche che caratterizzano l\u2019azione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica dei dazi zero segna dunque pi\u00f9 di un semplice atto di apertura commerciale. \u00c8 l\u2019avvio di una nuova era nei rapporti sino-africani, in cui Pechino si propone come motore di sviluppo ma soprattutto come sbocco privilegiato per risorse e materie prime.L\u2019Europa, nel mezzo di uno sforzo titanico per rafforzare le proprie capacit\u00e0 militari, rischia di trovarsi in netta inferiorit\u00e0 strategica se non sar\u00e0 in grado di assicurarsi canali alternativi di approvvigionamento. In questo senso, i supermercati di Pechino pieni di caff\u00e8 etiope e ananas kenioti sono solo il volto pi\u00f9 innocuo di una strategia che punta molto pi\u00f9 in alto: la ridefinizione degli equilibri geoeconomici globali, con la Cina determinata a spingere l\u2019Europa ai margini della nuova catena globale del valore. Questo \u00e8 necessario per evitare un conflitto mondiale fanaticamente ricercato dalla \u00e9lite di Bruxelles.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"686\" height=\"386\" src=\"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1000078538.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11559\" srcset=\"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1000078538.jpg 686w, https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1000078538-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 686px) 100vw, 686px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo dicembre 2024 Pechino compi\u2019 un passo dal valore geopolitico dirompente: l\u2019eliminazione completa delle tariffe doganali sulle importazioni dai Paesi meno sviluppati con cui intrattiene relazioni diplomatiche, includendo inizialmente 33 Paesi africani. 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