{"id":13260,"date":"2025-11-27T14:22:46","date_gmt":"2025-11-27T13:22:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/?p=13260"},"modified":"2025-11-27T14:22:47","modified_gmt":"2025-11-27T13:22:47","slug":"il-mentanismo-come-metodo-di-negazionismo-gentile-prolegomini-a-mentana-il-volto-moderato-dellegemonia-riduzionista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/?p=13260","title":{"rendered":"IL \u201cMENTANISMO\u201d COME METODO DI NEGAZIONISMO GENTILE.PROLEGOMINI A: MENTANA, IL VOLTO \u201cMODERATO\u201d DELL\u2019EGEMONIA RIDUZIONISTA."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Lavinia Marchetti <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da anni, nelle case italiane, la sera porta con s\u00e9 lo stesso volto al centro del video. Conduce il telegiornale di La7, guida maratone elettorali, presidia le dirette nei momenti di crisi. <\/p>\n\n\n\n<p>Si chiama Enrico Mentana. A questo profilo televisivo si aggiunge un ruolo decisivo nel campo digitale: Mentana \u00e8 fondatore e principale finanziatore di Open, quotidiano online nato nel 2018, registrato come impresa sociale e dedicato, secondo la presentazione ufficiale, a una informazione \u00ablibera\u00bb e \u00abverace\u00bb affidata a una redazione di giovani giornalisti. <\/p>\n\n\n\n<p>Intorno a questa figura si costruisce una aura di \u201cmoderazione\u201d. Sono di sinistra, ma non troppo. Ascolto le ragioni dell\u2019altro, ma mica tanto. In un saggio dedicato alle sue maratone politiche, Gianluca Briguglia sintetizza cos\u00ec la pretesa deontologica che Mentana ama esibire: \u00abNessun giornalista degno di questo nome pu\u00f2 descrivere la realt\u00e0 come la vorrebbe. Deve guardare i fatti, non le fantasie, e accettare che la scena pubblica resti una scena di conflitto\u00bb (Gianluca Briguglia, \u00abNarrare la politica. Enrico Mentana e il format della Maratona\u00bb, Compass School of Journalism, 2022. Non l\u2019ho letto tutto, state tranquilli, l\u2019ho solo sfogliato). <\/p>\n\n\n\n<p>La formula appare rassicurante. Un professionista che dichiara fedelt\u00e0 ai fatti e distanza dalle \u201cfantasie\u201d sembra offrire al pubblico un appiglio in un ambiente informativo saturo di propaganda esplicita, di slogan, in un mondo di fake news ci pensa lui a dirci \u201cLa Verit\u00e0\u201d, non quei dannati clan digitali pronti a dichiarare vera ogni cosa utile alla propria parte. Il direttore che si presenta come garante di equilibrio si situa in una posizione privilegiata: determina quali enunciati ricevono lo statuto di realt\u00e0, quali dovranno restano ai margini, ma soprattutto determina lui ci\u00f2 che ritiene \u201cesagerato\u201d\u2026 Signora mia\u2026io sono al centro dello schermo. Io sono autorevole.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">IL BATTIBECCO CON CONTE<\/h5>\n\n\n\n<p>Molto interessante. Ci dice molto. Lasciando perdere il narcisismo, perch\u00e9 in quell\u2019ambiente \u00e8 difficile dire chi non ne soffra. La scena si colloca a Roma, negli studi di La7, il 24 novembre 2025. Giuseppe Conte, in collegamento lungo una diretta dedicata al conflitto in Ucraina e ai tentativi di negoziato. L\u2019ex presidente del Consiglio richiama le promesse che hanno accompagnato i primi mesi di guerra: annunci di disfatta russa, titoli che parlavano di un Cremlino in crisi, di Russia spacciata, di Putin sconfitto. Sottolinea che oggi Kiev arriva al tavolo delle trattative in una posizione pi\u00f9 fragile rispetto alla primavera del 2022. Aggiunge che una parte rilevante della politica europea ha scelto di scommettere sulla vittoria militare, sostenuta da una informazione che, giorno dopo giorno, dava per imminente il collasso della Federazione russa. Insomma idee difficilmente contestabili sul piano del principio di realt\u00e0 (mi perdoni Freud). <\/p>\n\n\n\n<p>Conte allude a una parola precisa, \u201cpropaganda\u201d, e collegandola agli editoriali e ai talk show invita a riconoscere la distanza tra quelle promesse e lo stallo attuale. Enrico Mentana interviene con una domanda che non riguarda n\u00e9 i missili n\u00e9 le trincee, ma la scena mediatica: \u00abChi ha mai parlato di cambio di regime imminente?\u00bb. Conte risponde che basta accedere agli archivi dei principali giornali, e chiosa: \u00abGliene far\u00f2 avere un elenco, forse Direttore si \u00e8 distratto\u2026\u00bb. Il direttore replica: \u00ab\u00c8 il mio mestiere, lo so bene\u00bb. Insomma \u00e8 il &#8220;mentanismo&#8221; ad essere autorevole e noi che abbiamo letto quei titoli, per mesi anni, siamo tutti deliranti. Pu\u00f2 essere. Per\u00f2 fuori da quello studio, quei titoli esistono. Marco Travaglio, in un articolo che ha avuto ampia circolazione, ne ha raccolti molti, con data, autore, testata. \u00abPutin non potr\u00e0 mai vincere la sua sfida\u00bb, scrive Antonio Polito sul \u00abCorriere della Sera\u00bb del 17 marzo 2022. \u00abIl Vietnam dei russi\u00bb, titola \u00abIl Giornale\u00bb il 18 marzo 2022. Maurizio Molinari, su \u00abla Repubblica\u00bb, il 27 marzo 2022, afferma: \u00abA oltre un mese dall\u2019inizio dell\u2019invasione, appare evidente che Putin ha fallito\u00bb. Beppe Severgnini, ospite di \u00abOtto e mezzo\u00bb su La7 il primo maggio 2022, dichiara: \u00ab\u00c8 abbastanza evidente come andr\u00e0 a finire: 40 democrazie sono pi\u00f9 forti della Russia. Non c\u2019\u00e8 storia, vinciamo noi\u00bb. Mario Draghi, in conferenza stampa il 31 maggio 2022, definisce le sanzioni contro Mosca \u00abun successo completo\u00bb e indica l\u2019estate come momento di impatto massimo (Marco Travaglio, \u00abLe ultime parole famose dei grandi esperti sui media turbo atlantisti\u00bb, \u00abil Fatto Quotidiano\u00bb, 19 novembre 2024, s. p., disponibile su: https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2024\/11\/19\/le-ultime-parole-famose-dei-grandi-esperti-sui-media-turbo-atlantisti\/7772546\/).<\/p>\n\n\n\n<p>Nei mesi successivi, blog di informazione critica e canali indipendenti hanno ripreso pi\u00f9 volte questi brani per mostrare la distanza tra la retorica trionfale e la lunga guerra di logoramento che ne \u00e8 seguita. Quelle frasi circolano ancora, riproposte come esempio di un giornalismo che si \u00e8 fatto cassa di risonanza delle aspettative strategiche statunitensi ed europee, e che oggi fatica a riconoscere il proprio ruolo in quella narrazione. Si chiama PROPAGANDA. Non c\u2019\u00e8 niente di male. Difficile negarla. Non c\u2019\u00e8 bisogno di andare in emeroteca\u2026i titoli sono l\u00ec, ancora sul web, anche se qualcuno rimosso. Ci sono gli screen in ogni caso.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa cornice prende senso la battuta di Mentana. La domanda \u00abChi ha mai parlato di cambio di regime imminente?\u00bb non \u00e8 soltanto un artificio retorico. Funziona come un atto di cancellazione. Il direttore che rivendica il proprio mestiere invita implicitamente il pubblico a scegliere tra due immagini concorrenti. Da un lato la memoria concreta degli articoli, degli screenshot, delle rassegne critiche che li mettono in fila. Dall\u2019altro la figura rassicurante del giornalista di lungo corso che garantisce di non aver partecipato a quelle illusioni. Molti spettatori, per difendere un\u2019immagine stabile del mondo, preferiscono sacrificare la memoria di ci\u00f2 che hanno letto a vantaggio della fiducia nel volto che conduce le edizioni serali.Nella psicologia delle masse, situazioni di questo tipo vengono descritte come momenti di scollamento tra esperienza e autorit\u00e0. Si conosce un dato, si \u00e8 visto un titolo, si \u00e8 ascoltata una frase. Poi l\u2019autorit\u00e0 simbolica della scena mediatica nega di averlo pronunciato o ospitato. La mente collettiva tende a proteggere la figura guida, anche a costo di distorcere il ricordo. Il dissenso di chi richiama quei titoli viene ricodificato come astio personale.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">LA NEGAZIONE DEL GENOCIDIO<\/h5>\n\n\n\n<p>Il secondo terreno in cui la figura di Mentana diventa sintomatica riguarda la distruzione di Gaza. L\u2019undici settembre 2025, nella trasmissione \u00abPiazzapulita\u00bb, Corrado Formigli gli chiede come ritenga la qualificazione giuridica degli attacchi israeliani, mentre la Repubblica del Sudafrica porta davanti alla Corte internazionale di giustizia l\u2019accusa di genocidio. <\/p>\n\n\n\n<p>La frase \u00e8 simile a \u201cdefinisci bambino\u201d di Eyal Mizrahi presidente della Federazione Amici di Israele. : \u00abQuelli che si stanno compiendo sulla Striscia di Gaza sono crimini di guerra, non c\u2019\u00e8 dubbio. \u2026 Ma non si parli per\u00f2 di genocidio. Il genocidio \u00e8 un\u2019altra cosa, \u00e8 la pianificazione sulla carta dell\u2019eliminazione di un intero popolo. Se uscisse fuori un documento che parlasse di genocidio allora si potrebbe parlare di genocidio\u00bb. Il termine genocidio \u00abnon ci aiuta\u00bb, aggiunge Mentana, aggiungendo un tassello al \u201cmentanismo\u201d cerchiobottista, mentre l\u2019obiettivo sarebbe \u00abfermare la guerra\u00bb. Buffo il \u201climite\u201d evocato da Mentana che coincide con l\u2019esistenza di un ordine scritto che prescriva l\u2019eliminazione del popolo palestinese, formulato in termini espliciti, quasi notarili. In assenza di quel documento, la parola genocidio resterebbe, ai suoi occhi, uno sconfinamento improprio.Se si confronta questa affermazione con il testo che, a partire dal 1948, definisce in sede ONU il crimine di genocidio, l\u2019analogia cede. La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, adottata dall\u2019Assemblea generale il 9 dicembre 1948, definisce genocidio \u00abuno qualsiasi degli atti qui di seguito elencati, commessi con l\u2019intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso\u00bb, e tra questi include l\u2019uccisione dei membri del gruppo, le lesioni gravi all\u2019integrit\u00e0 fisica o mentale, la \u00absottomissione deliberata del gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019insistenza di Mentana sul \u00abtesto scritto\u00bb produce una sorta di effetto di alleggerimento morale. Il pubblico europeo, esposto da mesi alle immagini di quartieri rasi al suolo, reparti pediatrici in macerie, file di sfollati privati di acqua e cure, riceve il messaggio semplice: s\u00ec ok, ci sono crimini di guerra, ma siamo lontani da un genocidio. Lo dice anche Mentana. Fi\u00f9\u2026 I palestinesi possono morire a decine di migliaia, intere generazioni possono essere mutilate o rese invalide, un territorio pu\u00f2 trasformarsi in ambiente inabitabile, ma finch\u00e9 manca la \u201cprova regina\u201d sulla carta, l\u2019etichetta genocidio resterebbe prematura. Poi lo dice pure la Segre. Quindi stiamo tranquilli. Qui il negazionismo assume una forma specifica. Nessuno contesta l\u2019esistenza di un massacro in corso. La cancellazione riguarda la categoria destinata a inscrivere quel massacro in una storia pi\u00f9 ampia, quella dei crimini assoluti che obbligano i soggetti statali a prendere posizione. Se la parola genocidio viene confinata nel recinto dei casi gi\u00e0 canonizzati, come la Shoah o Srebrenica, il presente resta fuori da quel quadro. La distruzione di Gaza cos\u00ec slitta verso la zona dei \u201ccrimini di guerra\u201d ripetuti, forse eccessivi, forse sproporzionati, ma tutto sommato, dai!, gestibili dentro un discorso che consente a chi guarda di sentirsi parte di un mondo civilizzato.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">IL PROGETTO OPEN, LA &#8220;VERA VERIT\u00c0 VERA&#8221;<\/h5>\n\n\n\n<p>Il progetto Open rappresenta l\u2019altro volto del potere mediatico di Mentana. Il giornale viene presentato come iniziativa senza scopo di lucro, fondata sulla figura del giornalista che investe risorse personali per offrire a una leva di giovani redattori la possibilit\u00e0 di fare informazione \u201clibera\u201d in rete. La sezione di fact checking viene esibita come baluardo contro le bufale. La conseguenza di questo assetto \u00e8 evidente. Mentana occupa contemporaneamente una posizione centrale nelle news televisive di prima serata e un ruolo di referente nell\u2019universo dei debunker. Il medesimo soggetto che modera maratone e telegiornali si trova a guidare il progetto editoriale che decide quali notizie inserire nel catalogo del \u201cvero\u201d e quali relegare nella zona delle bufale. <\/p>\n\n\n\n<p>Chi contesta la linea della stampa atlantista viene spesso spinto nel ghetto delle \u201cfake news\u201d, e chi cerca protezione contro la disinformazione rischia di affidarsi proprio a quell\u2019ambiente che ha contribuito a costruire le narrazioni pi\u00f9 ottimistiche sulla guerra in Ucraina e le letture pi\u00f9 indulgenti sul \u201cgenocidio\u201d di Gaza. In termini gramsciani si potrebbe dire che Mentana svolge una funzione di intellettuale organico del blocco occidentale, con strumenti adeguati alla fase storica. Il suo potere non si esprime attraverso articoli di partito, bens\u00ec attraverso il controllo del passaggio dal flusso delle notizie alla loro certificazione. Sta in studio e allo stesso tempo sta sul crinale che separa il \u201cvero\u201d dal \u201cfalso\u201d, almeno per una parte consistente del pubblico.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">PSICOLOGIA DELL\u2019EGEMONIA DEL MENTANISMO &#8211; Dissonanza cognitiva (Festinger)<\/h5>\n\n\n\n<p>Nel momento in cui Mentana dichiara di non ricordare titoli sul cambio di regime a Mosca, mentre quegli stessi titoli circolano ormai come emblema di una retorica fallita, chi ascolta si trova in una situazione ambigua. Da una parte la memoria delle frasi raccolte da Travaglio e da altri. Dall\u2019altra la volont\u00e0 di preservare l\u2019immagine del giornalista di riferimento. Molti risolvono questa tensione svalutando la propria memoria e rivalutando l\u2019affidabilit\u00e0 del conduttore. In questo atto si consuma una forma di abdicazione cognitiva. <\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa di analogo accade di fronte alla parola genocidio. La distruzione di Gaza, con la sua sequenza di bombardamenti su case, scuole, ospedali, campi profughi, produce immagini che superano la soglia del sopportabile. La lingua proposta da una parte dei media, e legittimata da figure come Mentana, consente al pubblico di collocare quei fatti in categorie meno laceranti. Il genocidio resterebbe riservato ai casi gi\u00e0 canonizzati dalla storia. Le vicende palestinesi scivolano in formule come \u201ccrimini di guerra\u201d, \u201cazioni sproporzionate\u201d, \u201creazioni eccessive\u201d. Le parole attenuate agiscono come anestetico psichico.<\/p>\n\n\n\n<p>La teoria della dissonanza cognitiva, elaborata da Leon Festinger negli anni cinquanta del Novecento, aiuta a comprendere questa dinamica. Una persona che si percepisce come abitante di una democrazia tende a proteggere l\u2019immagine di s\u00e9 come soggetto rispettabile. Quando i fatti mostrano il coinvolgimento materiale e simbolico di quella stessa democrazia nella distruzione di un popolo, la dissonanza tra autoimmagine e realt\u00e0 diventa difficile da tollerare. L\u2019adozione di un linguaggio che allontana la parola genocidio e preferisce categorie pi\u00f9 vaghe riduce lo scarto. L\u2019Io pu\u00f2 continuare a riconoscersi nel racconto di un mondo imperfetto, ma ancora \u201ccivile\u201d. In questo quadro, il giornalista che invita a diffidare del termine genocidio e a concentrarsi su obiettivi pi\u00f9 generici come \u201cfermare la guerra\u201d occupa una posizione chiave. Si presenta come colui che rifiuta gli eccessi, che diffida delle parole troppo gravi, il \u201cmoderato\u201d che, gli piaccia o meno, \u00e8 complice delle peggiori efferatezze, ma si salva con il linguaggio. La moderazione diventa strumento di rinvio e quindi di morte.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">L\u2019INTELLETTUALE ORGANICO COMPLICE. <\/h5>\n\n\n\n<p>Mentana non incarna il propagandista volgare. Si presenta come professionista serio, talvolta pungente, talvolta persino critico verso le classi dirigenti con cui dialoga, d\u00e0 sempre il contentino alla \u201ccritica\u201d, un pochino di controinformazione, sa oliare viscidamente i meccanismi della mente umana, vi si insinua, dando il contentino pu\u00f2 facilmente prendere posizioni estreme sembrando il pi\u00f9 equilibrato di tutti, ma \u00e8 solo un equilibrista. Proprio per questo risulta prezioso per l\u2019assetto mediatico attuale. Mostra al pubblico il volto di un giornalismo che si pensa libero mentre agisce in sintonia con gli interessi strategici del blocco di potere dominante.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sue frasi su Gaza, in questo senso, non cancellano la morte dei palestinesi. Intervengono sulla forma in cui quelle morti entrano nel discorso. Impediscono che si usi il termine che, nella storia del diritto internazionale, segna un salto di qualit\u00e0 rispetto ai crimini di guerra. La sua reazione a Conte non cancella i titoli che raccontavano una Russia gi\u00e0 vinta. Sposta l\u2019attenzione dalla responsabilit\u00e0 delle redazioni alla presunta faziosit\u00e0 di chi ricorda quelle pagine. <\/p>\n\n\n\n<p>Chi osserva queste scene con sguardo storico riconosce qui una figura tipica del giornalismo occidentale maturo. Il direttore che presidia il centro, che tiene le distanze da estremismi dichiarati, che rivendica equilibrio, diventa il garante di una egemonia morbida. I conflitti vengono tradotti in dibattiti tra parti riconosciute legittime. <\/p>\n\n\n\n<p>Le voci che mettono in questione le basi materiali dell\u2019ordine, o la natura genocidaria di certe guerre, vengono sospinte nella zona dell\u2019eccesso.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1000094029.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13261\" srcset=\"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1000094029.jpg 1024w, https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1000094029-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1000094029-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1000094029-768x768.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lavinia Marchetti Da anni, nelle case italiane, la sera porta con s\u00e9 lo stesso volto al centro del video. 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