{"id":14022,"date":"2026-01-21T09:29:30","date_gmt":"2026-01-21T08:29:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/?p=14022"},"modified":"2026-01-27T17:59:38","modified_gmt":"2026-01-27T16:59:38","slug":"14022","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/?p=14022","title":{"rendered":"L&#8217;UNICO POSTO IN CUI LA &#8220;SINISTRA&#8221;&#8230; (R)ESISTE \u00e8 IL RICORDO"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Lavinia Marchetti <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;INFANZIA DEL SOSPETTO- <\/p>\n\n\n\n<p>Chiedo perdono. Un lungo pippone su qualcosa che non esiste, eppure lucra su di noi e avrebbe anche la pretesa di rappresentarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando i miei sensi hanno cominciato a decodificare il mondo in chiave non pi\u00f9 magica, ma logica, insomma attorno ai 9 anni (non so se Piaget sarebbe d&#8217;accordo, ma nel caso non lo fosse gli darei ragione), ricordo mio padre disperato girare nervosamente per la sala imprecando. Berlusconi aveva appena vinto le elezioni. Mio padre non si capacitava di come gli italiani fossero caduti in quello che lui chiamava &#8220;tranello del capitale&#8221;. In quel momento la sinistra sembrava ancora quella di sempre. Nei Democratici di Sinistra militavano figure come Achille Occhetto e Massimo D\u2019Alema, reduci dalla svolta post-comunista; sull\u2019altro versante c\u2019era Rifondazione Comunista, guidata da Fausto Bertinotti insieme al veterano Armando Cossutta, a difesa dell\u2019eredit\u00e0 del PCI. Il Muro di Berlino era crollato da pochi anni, ma certi valori parevano ancora inalienabili. Si parlava di colpire le grandi ricchezze con una patrimoniale e di rafforzare lo Stato sociale, sfogliando oggi \u201cL\u2019unit\u00e0\u201d di quegli anni sembrava davvero che in Italia ci fosse un\u2019opposizione. <\/p>\n\n\n\n<p>In seconda pagina le case popolari rientravano nelle priorit\u00e0 pubbliche, il lavoro stabile era considerato un diritto irrinunciabile, i diritti dei lavoratori un fondamento della democrazia. Nessuno esaltava ancora la flessibilit\u00e0, quel concetto sarebbe entrato nel lessico solo pi\u00f9 tardi, man mano che il precariato avanzava. E il movimento altermondialista, il cosiddetto no global, doveva ancora nascere e gi\u00e0 aveva ragione. <\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, in quei primi anni \u201990 la sinistra italiana aveva difetti e limiti, ma conservava una parvenza di identit\u00e0 storica fatta di giustizia sociale e lotta all\u2019ingiustizia economica. Mio padre, che quella sera imprecava contro l\u2019ascesa del Cavaliere, era figlio di quell\u2019idea di sinistra e credeva davvero che certe battaglie dovessero continuare. Guardandomi indietro, con gli occhi di oggi, provo una malinconia quasi spietata per quelle speranze. Erano ingenue, forse, ma tenevano accesa una fiamma collettiva. Oggi di quella fiamma restano solo braci fumanti e stanze buie. <\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">GENOVA 2001: LA FERITA E IL RIFIUTO E L&#8217;ANTIBERLUSCONISMO COME COPERTA SBRINDELLATA<\/h5>\n\n\n\n<p>Ho capito davvero cosa stava diventando la sinistra italiana nel luglio 2001, a Genova. Avevo quindici anni e andai con mio padre a Genova, contro il G8 dei globalismi (e oggi vediamo dove ci hanno portati). Le cariche della polizia, il sangue in piazza, massacri, torture, sospensione del diritto. Le strade erano invase da giovani che contestavano un\u2019idea di globalizzazione liberista e volevano dare voce agli ultimi; lo Stato rispose con la violenza cieca. Fu come vedere un sipario che si strappa. Da una parte c\u2019era un movimento di opposizione dal basso, generoso e globale; dall\u2019altra, la politica istituzionale che voltava lo sguardo o balbettava giustificazioni. Proprio in quei giorni, mentre i governi archiviavano in fretta le responsabilit\u00e0 per le torture alla scuola Diaz e a Bolzaneto, e le posizioni della sinistra governativa erano tiepide e non capirono subito la gravit\u00e0 di ci\u00f2 che era successo, io capii che non avrei mai votato per questa sinistra, anzi se le istituzioni avevano permesso e attuato tutto ci\u00f2, di certo non avrei votato nessuno l\u00e0 dentro. La delusione non nacque all\u2019improvviso: covava da tempo, almeno dagli anni di Tangentopoli e della fine del PCI. Ma Genova 2001 fu uno spartiacque simbolico. Mi resi conto che i partiti che si dichiaravano di sinistra erano ormai entit\u00e0 senz\u2019anima, pronte a rinnegare i propri ideali pur di restare nel gioco del potere. Sopravviveva un solo collante a tenerle insieme: la paura e l\u2019odio verso un nemico comune, Silvio Berlusconi. Per anni, in effetti, l\u2019unica cosa che ha dato una parvenza di unit\u00e0 alla sinistra italiana \u00e8 stata l\u2019antiberlusconismo. <\/p>\n\n\n\n<p>Parlo per esperienza. Quanti conoscenti ho visto negli, anni, un ventennio, tappandosi il naso votare prima PDS, poi DS e infine PD, non perch\u00e9 ne condividessero il programma (quando c\u2019era), ma \u201cturandosi il naso\u201d pur di sbarrare la strada al Cavaliere! Era un riflesso pavloviano della mia generazione e di quella precedente: votare contro qualcuno, pi\u00f9 che a favore di qualcosa. Una sinistra definita per negazione e contrasto. Il risultato? L\u2019identit\u00e0 della sinistra si \u00e8 svuotata, ridotta a specchio rovesciato della destra berlusconiana. <\/p>\n\n\n\n<p>Per anni il centrosinistra italiano ha costruito la propria immagine in modo speculare a Berlusconi e ai suoi alleati, definendosi anzitutto in opposizione a loro. Persino lo stile \u00e8 divenuto l\u2019unica differenza: da una parte un linguaggio pi\u00f9 politicamente corretto, dall\u2019altra barzellette sessiste e ammiccamenti neofascisti. Ma nei fatti sostanziali quella finta alternativa ha finito per ricalcare le orme dell\u2019avversario. Berlusconi, agitato come spauracchio ideologico, permetteva alla sinistra di occupare il potere facendo pi\u00f9 o meno le stesse politiche economiche e sociali della destra. I governi di centrosinistra, dietro il paravento della \u201cdifesa della Costituzione\u201d dai colpi di testa berlusconiani, applicavano anch\u2019essi il verbo liberista e tagliavano lo Stato sociale, magari con migliore educazione formale, senza barbare spacconate, ma con pari efficacia. In quegli anni la sinistra moderata italiana ha smesso di essere un\u2019alternativa: si \u00e8 trasformata in una variante educata della destra sul piano economico e in un fragile argine morale sul piano civile. L\u2019antiberlusconismo come collante ideologico, ha fatto pi\u00f9 danni di Silvio Berlusconi, non tanto all\u2019Italia quanto alla sinistra tutta. Ha prosciugato ogni visione positiva e propositiva. Ha ridotto la politica a tifo contro un uomo, lasciando intatto il sistema che quell\u2019uomo rappresentava. Alla fine, dopo tante battaglie campali contro \u201cil Caimano\u201d, la sinistra italiana si \u00e8 accorta, troppo tardi, e oggi ne raccattiamo balbettamenti metafisici, di aver perso l\u2019anima. E, ironia della sorte, quando Berlusconi \u00e8 uscito di scena, \u00e8 rimasto solo un guscio vuoto. Senza pi\u00f9 nemico esterno, il re \u00e8 apparso nudo. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia \u00e8 un paese senza opposizione.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">D\u2019ALEMA BOMBARDA BELGRADO: IL DECLINO PRENDE FORMA<\/h5>\n\n\n\n<p>Ma facciamo un viaggio nella storia. Nel 1999 Massimo D\u2019Alema, fu il primo presidente del Consiglio del dopoguerra a partecipare attivamente a una guerra: i caccia italiani da lui inviati bombardarono Belgrado \u201cper ragioni umanitarie\u201d. Fu un momento storico di deragliamento. Nessuno sa se avesse avuto scelta o meno. Ma poco importa. Pochi anni prima, in piazza, gridavamo \u201cmai pi\u00f9 guerre\u201d con le bandiere arcobaleno; adesso vedevamo il nostro governo di sinistra sganciare ordigni su un paese europeo senza mandato ONU. Lacerante, ma venne presentato come atto di civilt\u00e0. D\u2019Alema stesso, a conflitto finito, dichiar\u00f2 di sperare che giorni cos\u00ec terribili non si ripetessero, ma che se l\u2019Italia fosse di nuovo chiamata alle sue responsabilit\u00e0 non si sarebbe tirata indietro. In altre parole, rivendicava la scelta bellica e si diceva pronto a rifarla. Da l\u00ec in poi, la china \u00e8 stata costante. La sinistra che fu pacifista \u00e8 diventata atlantista senza dubbi: ha appoggiato ogni intervento NATO, dall\u2019Afghanistan alla Libia, ha avallato l\u2019aumento delle spese militari e oggi sostiene l\u2019invio di armi in ogni nuovo scenario di conflitto. Con una mano alcuni suoi esponenti continuano a predicare i diritti umani, con l\u2019altra firmano forniture di armamenti a regimi in guerra. Un ex Presidente della Camera come Luciano Violante oggi dirige una fondazione dell\u2019industria bellica; un ex ministro come Marco Minniti ha architettato il patto scellerato con le milizie libiche, esternalizzando la gestione dei migranti in condizioni disumane; un ex senatore PD come Nicola Latorre \u00e8 passato a guidare l\u2019Agenzia industrie difesa. E potremmo continuare. Non sorprende allora che, di fronte al genocidio di Gaza, la base attivista abbia accolto con sdegno i convegni dell\u2019associazione \u201cSinistra per Israele\u201d, ribattezzandola amaramente \u201cSinistra per il genocidio\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Lo smarrimento \u00e8 totale, come siamo giunti al punto in cui chi si proclama di sinistra viene percepito (non a torto) come complice delle peggiori politiche di sopraffazione?<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">FLESSIBILIT\u00c0, JOBS ACT E TRADIMENTO DEL LAVORO<\/h5>\n\n\n\n<p>Il tradimento non \u00e8 solo su pace e diritti umani. Anche sul lavoro la sinistra ha rinnegato se stessa. Negli anni \u201990 difendeva lo Statuto dei Lavoratori come un testo sacro; nel 2014-2015 un governo guidato dal PD ha abrogato l\u2019Articolo 18 dello Statuto, quello che tutelava i lavoratori dai licenziamenti senza giusta causa. Un tempo il precariato era denunciato come piaga sociale; oggi viene presentato dai suoi epigoni come flessibilit\u00e0 di cui fare virt\u00f9. Il cosiddetto Jobs Act, applaudito da Confindustria e varato sotto un esecutivo di centrosinistra, \u00e8 l\u2019emblema di questa svolta: la sinistra di governo ha implementato riforme del lavoro che nemmeno la destra democristiana degli anni \u201950 avrebbe osato immaginare. Dietro la retorica modernizzatrice, si \u00e8 consumato uno strappo storico con il proprio popolo, operai, insegnanti, impiegati, quei ceti medi e bassi che per decenni avevano guardato a sinistra come alla propria casa politica, si sono sentiti traditi, anche mio padre si \u00e8 sentito tradito e smise di votare, ci ha messo molto, ma alla fine ci \u00e8 arrivato. E infatti, puntualmente, hanno voltato le spalle. <\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo ammettere che la sinistra \u00e8 diventata quasi tutta impresentabile. Nel 2014 un giurista come Fabio Marcelli sintetizz\u00f2 cos\u00ec questa condizione: \u00abTali difetti hanno reso la sinistra impresentabile e hanno fatto calare quel senso comune di sinistra che aveva fino ad allora caratterizzato in positivo ampie fasce del popolo italiano. Quella che un tempo si definiva l\u2019eccezione italiana si \u00e8 trasformata nel suo contrario\u00bb (Marcelli, il Fatto Quotidiano, 30 novembre 2014). <\/p>\n\n\n\n<p>Cosa sono quei difetti a cui allude Marcelli? Sono gli stessi di cui stiamo parlando, le divisioni su ogni atto, pure sul referendum sulla giustizia, addirittura sulla censura sionista con la proposta di adottare la definizione IHRA sull\u2019antisemitismo. la personalizzazione esasperata (leader vanitosi e autoreferenziali privi di visione collettiva), la corruzione morale (figure di sinistra invischiate in privilegi e scandali di potere), l\u2019assenza di un progetto alternativo al pensiero unico neoliberale. Tutto questo ha lentamente spento il senso comune di sinistra, e di fatto oggi siamo un paese senza opposizione. Da un lato \u00e8 un bene perch\u00e9 non ci si appropria delle piazze, ma con la crisi del sindacalismo (che ho evitato qui come un campo minato), di fatto viviamo in un paese che funziona con la rappresentanza con decine di milioni di persone che non hanno rappresentanti e voce. <\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">IL FATTO PI\u00d9 INDECENTE: IHRA E LA CENSURA ORGANIZZATA<\/h5>\n\n\n\n<p>La svolta pi\u00f9 recente \u00e8 drammatica: l\u2019abbraccio alla definizione antisemitismo dell\u2019IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) sancisce una vera resa dei conti. A fine 2025 alcuni senatori PD hanno presentato un ddl contro l\u2019antisemitismo basato sulla IHRA, scatenando una crisi interna al \u201ccampo largo\u201d. Fu infatti Angelo Bonelli (Verdi) a denunciare il trucco: quel testo \u00absconcertante\u00bb avrebbe trasformato in criminali persino \u00abchi contesta radicalmente i comportamenti dello Stato di Israele\u00bb. Sarebbe considerato un abuso antisemita persino definire \u201ccolonialista\u201d uno Stato che costruisce colonie illegali \u2013 una follia che condanna qualsiasi storicizzazione critica. In questo modo la definizione IHRA funziona come una quenelle sul dissenso. <\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">SINISTRA PER&#8230; COSA ESATTAMENTE?<\/h5>\n\n\n\n<p>A completare la parabola interviene l\u2019auto-istituzione di un movimento esplicitamente filo-israeliano dentro la sinistra: l\u2019associazione Sinistra per Israele \u2013 Due Popoli Due Stati. Fondata sul principio che sinistra e sionismo condividano radici comuni, questa sigla ha organizzato convegni e presentazioni un vero e proprio manifesto di politica estera. Nel marzo 2024, a Roma, fu lanciato il documento \u201cDal 7 ottobre alla pace\u201d come \u00abstrumento di azione politica dentro la sinistra italiana a favore delle ragioni di Israele\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Lo dicevano chiaro gli organizzatori in sala: fra il pubblico c\u2019erano migliaia di aderenti e l\u2019incontro fu introdotto da storici e uomini politici di area PD, tutti concentrati a ribadire il \u201cdiritto a vivere in sicurezza\u201d dello Stato ebraico. Valentina Caracciolo (assessora PD a Roma) spieg\u00f2 che obiettivo di Sinistra per Israele era proprio \u00abportare le istanze del manifesto all\u2019interno del Partito Democratico\u00bb. Non si tratta di un gruppo marginale: personaggi del calibro di Piero Fassino e Valeria Fedeli (entrambi PD di lunghissima militanza) partecipano con entusiasmo. Al secondo congresso nazionale svoltosi nel febbraio 2025 a Roma, come documentato da Radio Radicale \u2013 intervenne anche Fassino, mentre Fedeli elogiava il manifesto per aver chiarito \u00able radici comuni fra la sinistra e il sionismo\u00bb. Tutto il cast \u00e8 al completo: anche l\u2019ex esponente di Italia Viva Gennaro Migliore s\u2019\u00e8 detto \u00absempre dalla parte di Israele\u00bb e favorevole a punire l\u2019Iran. Convegno dopo convegno, il messaggio \u00e8 inequivocabile: solidariet\u00e0 palestinese zero, Israele sgovernato da Netanyahu magari non apprezzato, ma comunque \u00abavamposto dell\u2019Occidente\u00bb da difendere. Questo settarismo ideologico \u00e8 stato consacrato da migliaia di firme a un manifesto, ma anche dalla propaganda in sede accademica (inclusa l\u2019apertura, nel febbraio 2025, di un \u201cLaboratorio Rabin\u201d presso l\u2019Universit\u00e0 IULM dedicato all\u2019antiterrorismo sotto chiave storica). La sinistra istituzionale non dichiara pi\u00f9 un\u2019alleanza con i Paesi arabi o con i diritti dei lavoratori migranti. ha dichiarato guerra a chi osa nominare Gaza e Cisgiordania nelle universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;ULTIMO TRADIMENTO<\/h5>\n\n\n\n<p>Tali decisioni, la resa alla definizione IHRA e l\u2019avanguardia di Sinistra per Israele, sono il punto di non ritorno definitivo. Del tradimento dei valori storici della sinistra (antifascismo, internazionalismo, antirazzismo, diritti dei lavoratori, difesa dello stato sociale) questi sono gli ultimi colpi. <\/p>\n\n\n\n<p>Ce ne faremo una ragione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000103640.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14023\" srcset=\"https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000103640.jpg 1024w, https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000103640-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000103640-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.nonsolomusicamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000103640-768x768.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lavinia Marchetti L&#8217;INFANZIA DEL SOSPETTO- Chiedo perdono. 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