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Lo so sono masochista. Oggi ho letto l’editoriale di Ernesto Galli Della Loggia sul “Corriere della Sera” e mi è venuto un solo aggettivo per definirlo: meschino. Si tratta di una serie di frasi incattivite in cui si mescolano approssimazione storica, pedagogismo irritante, richiami del tutto inappropriati ad un presunto spirito costituente e disprezzo nei confronti delle giovani generazioni. Tutto questo per condannare chi si appella alla diserzione intesa come un crimine contro la vera tradizione nazionale. Io penso davvero che non se ne possa più di questi autoproclamatisi padri della patria che non sono in grado o non vogliono capire che esiste un’idea di diserzione rispetto alla guerra con cui esprimere un rifiuto radicale, e morale, della non più tollerabile retorica dell’indispensabilità del ricorso alle armi come strumento di difesa della libertà. Organizzare la diserzione significa prima di tutto costruire una società dove i conflitti non si traducano in guerre, significa contestare il carattere naturale riconosciuto alle guerre stesse e continuare a pensare che non esistano forme alternative di convivenza difficile. In quest’ottica l’appello a disertare non può essere ridotto a una definizione giuridica e a una mera prassi da condannare perché in contrasto con la lotta partigiana per la libertà: disertare vuol dire evitare che le guerre scoppino, vuol dire superare la logica della forza per immaginare una visione comunitaria a cui proprio la lotta partigiana aspirava. La rozzezza di Galli Della Loggia rappresenta bene la posizione di chi ha un’unica visione del mondo e la spaccia per l’unica praticabile, finendo per assolutizzarla e volendo imporla a chi vuole immaginare un futuro diverso. Si tratta della logica che ha partorito per secoli migliaia di guerre. Ma Galli Della Loggia è pronto a trovare una giustificazione per ciascuna di esse distinguendo il mondo in buoni e cattivi che, naturalmente, a suo modo dovranno farsi guerra fino alla conclusione dei secoli. Purtroppo per lui c’è chi dice noi. P.s. prometto che non leggerò più Galli Della Loggia.

Ernesto Galli Della Loggia

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