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Il 30 ottobre 2026, mentre Ursula von der Leyen atterrava a Montréal per l’ennesima foto di rito al vertice UE-Canada, la Commissione europea sparecchiava la tavola presentando il conto: altri 45 miliardi di euro da iniettare a Kiev nel 2027. Sarebbe la seconda metà del maxiprestito da 90 miliardi strombazzato per il biennio 2026-2027. La destinazione dei fondi spazza via ogni retorica pacifista: 31,7 miliardi alimenteranno direttamente l’industria bellica ucraina, mentre alle casse dello Stato finiscono le briciole, appena 13,3 miliardi. Più del 70% della torta finisce in riarmo. Rispetto al 2026, il capitolo armi sale di 3,4 miliardi, sottratti senza troppi complimenti alla spesa civile.

Nelle stesse ore, Kaja Kallas demoliva il narrazionalismo di Bruxelles. L’Alta rappresentante per gli Affari esteri ammetteva l’evidenza sul podio dell’Università di Montréal: «Diventa sempre più difficile spiegare all’opinione pubblica perché sostenere l’Ucraina, la gente è stanca di questo conflitto». Una sincronia esilarante: la Commissione programma cambiali miliardarie proprio mentre la propria diplomazia ammette l’impossibilità di venderle ai contribuenti.

La commedia finanziaria si fa grottesca con i dati del Financial Times del 28 ottobre. Per il 2027 l’Ucraina stima un buco di bilancio da 70 miliardi di euro, mentre gli alleati extra-UE sfilano elegantemente le mani dalle tasche. I contributi di Washington, Londra, Ottawa e Tokyo crolleranno dai 19 miliardi del 2026 a circa 4 miliardi totali, con gli Stati Uniti e compari pronti a versare un misero miliardo in quattro. L’Europa si ritrova a coprire l’80% della fattura, implorando il G7 di allargare i cordoni della borsa.

I documenti diffusi il 30 ottobre certificano la fantasia contabile. Il piano economico presentato da Kiev il 26 ottobre richiede ulteriori 40,9 miliardi per la guerra e 27 miliardi per la spesa pubblica, cifre completamente fuori dai radar dei calcoli europei.

Il capolavoro di ingegneria finanziaria resta comunque il meccanismo del prestito da 90 miliardi. Bruxelles raccoglie denaro sui mercati emettendo debito comune garantito dalle tasse degli europei, mentre il saldo ucraino viene subordinato all’ipotesi surreale che la Russia paghi le riparazioni di guerra. L’Unione si indebita oggi scommettendo sulle favole di domani.

Sul piano politico, il regolamento 2026/467 è passato con la truffa dell’astensione pagata: la cooperazione rafforzata a 24 Paesi. Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia hanno preteso garanzie e si sono sfilate, lasciando il resto del blocco a finanziarsi la propria voragine ideologica.

Nel frattempo, gli affari veri continuano a parlare inglese americano. Il Dipartimento di Stato statunitense ha autorizzato la vendita a Kiev di 500 intercettori Patriot PAC-3 prodotti da Lockheed Martin per 2,1 miliardi di dollari. A saldare il conto saranno Canada, Germania e Norvegia. L’indipendenza strategica europea si conferma per quello che è: il portafoglio spalancato per le industrie di Washington, con consegne che slitteranno di anni causa saturate linee di produzione.

A Montréal, il premier canadese Mark Carney ha elargito una mancia da 500 milioni di euro per partecipare al banchetto. Lo schema transatlantico si rivela perfetto: soldi europei, contributi canadesi e profitto garantito alle fabbriche americane.

In Italia, Giorgia Meloni rivendica la linea bellicista nelle anticipazioni del libro di Bruno Vespa. La presidente del Consiglio dichiara di accettare serenamente il costo elettorale pur di non deviare dai binari alleati. Il governo tira dritto, derubricando il dissenso popolare a danno collaterale.

Anche l’elemosina da 13,3 miliardi per la spesa pubblica ucraina arriva col guinzaglio. Bruxelles subordina i fondi a riforme su anticorruzione e Stato di diritto, trasformando l’assistenza in un commissariamento permanente.

Dal febbraio 2022 l’Unione ha già mobilitato 231,6 miliardi di euro. Il nuovo pacchetto consacra la trasformazione definitiva del bilancio comunitario in un fondo di finanziamento bellico a fondo perduto.

Immagine generata con IA

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