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23 medici perquisiti per aver impedito la detenzione di migranti nei Cpr per motivi di salute

Una rete di medici che trama per salvare i migranti e non farli entrare nei Cpr. Con questa motivazione la Procura della Repubblica di Perugia ieri ha ordinato la perquisizione delle abitazioni di 23 medici che avrebbero rilasciato certificazioni false per evitare ai migranti la permanenza nei Centri per il rimpatrio.

Il reato contestato è associazione a delinquere. Solo uno dei medici perquisiti è indagato, Nicola Cocco, infettivologo ed esponente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. “Sono sconvolto”, ha detto Fabio Anselmo, legale di cinque dei medici coinvolti, “persone che non sono indagate vengono trattate come criminali mafiosi”.

“L’attacco politico ai medici che hanno prodotto certificazioni nelle quali alcune persone vengono dichiarate non idonee al trattenimento nei CPR ci riguarda, commenta Gianluca Nigro di Vigilanza Democratica. “Riguarda l’indipendenza della professione medica, riguarda l’art 32 della Costituzione che definisce la salute come diritto fondamentale dell’individuo, riguarda la volontà di disciplinamento nei confronti di chi, esercitando la propria professione, urta le volontà del governo o di chi non gradisce l’autonomia professionale dei medici e vorrebbe trasformarli in poliziotti agli ordini del Ministero dell’Interno. Questa vicenda ci parla del tentativo, nemmeno celato, di disciplinare la società italiana, anche quella che nulla a a che fare con i CPR “, conclude.

Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri

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