La strage di via dei Georgofili, avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 a Firenze, è uno degli attentati più drammatici compiuti da Cosa Nostra in Italia. Un’autobomba esplose in via dei Georgofili, nei pressi della Galleria degli Uffizi, causando la morte di cinque persone e il ferimento di 41.
L’esplosione distrusse la Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, e danneggiò gravemente il patrimonio artistico circostante .Le vittime furono Angela Fiume, custode dell’Accademia, il marito Fabrizio Nencioni, ispettore dei vigili urbani, le loro figlie Nadia (9 anni) e Caterina (50 giorni), e lo studente Dario Capolicchio (22 anni), che risiedeva in un edificio adiacente .
L’attentato faceva parte di una serie di azioni violente orchestrate da Cosa Nostra nel 1992-1993, finalizzate a destabilizzare le istituzioni democratiche e ottenere concessioni per i boss detenuti in regime di carcere duro (articolo 41-bis). Le indagini, condotte da magistrati come Gabriele Chelazzi e Pier Luigi Vigna, portarono all’identificazione degli autori materiali e dei mandanti, tra cui Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro e Francesco Tagliavia. Nel 2011, la Corte d’assise di Firenze condannò Tagliavia all’ergastolo per il suo ruolo nell’attentato.
Ogni anno Firenze commemora le vittime con una cerimonia che include un corteo e la deposizione di corone di alloro sul luogo dell’attentato e sulle tombe delle vittime. Inoltre, l’Accademia dei Georgofili organizza eventi culturali e mostre per mantenere viva la memoria di quel tragico evento.
Le indagini hanno portato, senza successo, ad individuare mandanti politici dietro la strage mafiosa, che seguiva di un anno quella di Capaci e quella di Palermo, che uccise il giudice Borsellino e la sua scorta.
La strage di via dei Georgofili rappresenta un momento doloroso della storia italiana, simbolo della lotta contro la mafia e dell’impegno per la giustizia e la memoria collettiva.
fonti Wikipedia, Ministero dell’Interno, Repubblica, Città di Firenze
