Il 14 maggio 1948 David Ben-Gurion proclamò l’indipendenza e la nascita dello Stato di Israele, poche ore prima della scadenza del Mandato britannico sulla Palestina.
Questo avvenne dopo la risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 29 novembre 1947, che prevedeva la divisione della Palestina mandataria in due stati: uno ebraico e uno arabo.
Immediatamente dopo la dichiarazione d’indipendenza, il nuovo stato fu attaccato dagli eserciti di diversi paesi arabi confinanti (Egitto, Siria, Transgiordania, Libano e Iraq), dando inizio alla Guerra arabo-israeliana del 1948-1949 (chiamata dagli israeliani “Guerra d’Indipendenza”).
La creazione dello Stato di Israele fu il culmine del movimento sionista, che aspirava alla costituzione di una patria nazionale ebraica, anche in risposta ai secoli di persecuzioni contro gli ebrei in Europa e al recente Olocausto.
Mandato britannico della Palestina
Il Mandato britannico della Palestina, detto anche Palestina mandataria , fu un territorio governato dall’Impero britannico ed istituito dalla Società delle Nazioni dopo la sconfitta dell’Impero ottomano nella Prima Guerra Mondiale.Il Mandato è esistito tra il 1920 e il 1948 nella regione storica del Levante.Il Mandato Britannico si è chiuso il 14 maggio 1948.
Teoricamente era prevista la costituzione di due Stati a fronte dei due diversi popoli: ebrei ed arabi. Tuttavia in quello stesso giorno viene costituito il solo Stato di Israele, lasciando gli arabi palestinesi senza il proprio paese, in barba alla risoluzione n. 181 dell’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Nel 1917 i britannici stipularono un accordo con i rappresentanti del movimento sionista, con la lettera ufficiale scritta dall’allora ministro degli esteri inglese Arthur Balfour a Lord Rothschild, in cui si prometteva agli ebrei un “focolare nazionale” (National Home) in Palestina.
29 novembre 1947: il Piano di partizione della Palestina elaborato dall’UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine) fu approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Risoluzione 181.Il Piano era destinato, sulla carta, a risolvere il conflitto tra la comunità ebraica e quella araba palestinese, scoppiato già durante il mandato britannico della Palestina. Il Piano proponeva la partizione del territorio palestinese fra due istituendi Stati, uno ebraico, l’altro arabo, con Gerusalemme sotto controllo internazionale.Il Piano fu rifiutato dai Paesi arabi in quanto alla parte giudea furono assegnati molti più territori rispetto a quelli da loro popolati fino al 1947, compresi quelli abitati dagli arabi palestinesi. Lo Stato ebraico proposto era più ampio di quello arabo (ammontava al 56% del territorio complessivo), e comprendeva la maggior parte delle zone più fertili per l’agricoltura, il deserto del Negev, e l’accesso esclusivo al Mar Rosso e al lago di Tiberiade. Questa opzione fu presa dall’ONU in previsione di una massiccia immigrazione dall’Europa da parte degli ebrei sfuggiti ai campi di sterminio nazisti (l’UNISCOP valutava in 250.000 gli ebrei europei presenti in centri di accoglienza e pronti a trasferirsi in Palestina). La parte essenziale delle terre costiere coltivabili sarebbero state di pertinenza dello Stato ebraico.
In totale sarebbero stati assegnati alla comunità ebraica l’80% dei terreni cerealicoli e il 40% dell’industria della Palestina.Tale iniqua spartizione determinò la vibrante opposizione del mondo arabo, con la conseguente guerra arabo-israeliana del 1948.
