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IL LECCE RESTERA’ IN SERIE A PER IL QUARTO ANNO CONSECUTIVO: E’RECORD!KRSTOVIC SERVE L’ASSIST A COULIBALY PER IL GOL-VITTORIA E COMPIE L’ENNESIMO MIRACOLO

Luciano Graziuso

Tutto è bene quel che finisce bene, come si dice in questi casi. Il Lecce, vincendo 1 a 0 in trasferta contro la Lazio (giocando più di un tempo in inferiorità numerica), compie una vera e propria impresa sportiva che gli permette di conquistare la tanto agognata salvezza per la terza volta di fila, cosa mai accaduta finora.

Delle tre, quella di quest’anno è stata senz’altro la più sofferta e la più inaspettata, soprattutto per come si erano messe le cose negli ultimi mesi, ma proprio per questo anche quella che alla fine ha regalato maggior gioia ai tifosi giallorossi. Al netto dei grandissimi ed innegabili meriti che vanno riconosciuti a tutti gli artefici del vero e proprio “miracolo” sportivo a cui abbiamo assistito, bisogna però anche riconoscere ed analizzare i vari errori commessi da tutte le componenti, che hanno rischiato fino all’ultimo di pregiudicare la riuscita della missione, con lo scopo di non ripeterli negli anni a venire. Ma partiamo prima di tutto dalla cronaca della partita.

PRIMO TEMPO

Chi si aspettava un inizio arrembante da parte della Lazio, padrona di casa ed in teoria ancora in corsa per il quarto posto in classifica, è rimasto sicuramente sorpreso: nei primi 30 minuti infatti si rivela essere il Lecce la squadra più aggressiva, anche se non riesce a creare azioni veramente pericolose dalle parti di Mandas (fatta eccezione per un colpo di testa di Gaspar al 4’ terminato di poco alto). Col passare dei minuti i biancocelesti, pur senza fare nulla di trascendentale, guadagnano un po’ di campo e sembrano aver preso in mano le redini del gioco, ma al 43’ un grave errore di Gila (palla persa in uscita) viene prontamente punito dal centrocampista giallorosso Coulibaly, che prima gli ruba prontamente palla e poi va ad infilare il portiere avversario dopo un pregevole assist ricevuto da Krstovic.

La gara sembra quindi essersi incanalata su un binario favorevole per gli ospiti, ma 4 minuti dopo arriva un’inaspettata doccia fredda: l’arbitro Fabbri rifila un’ammonizione esagerata, se non proprio inesistente, a Pierotti e, trattandosi della seconda, lo caccia dal terreno di gioco, costringendo la squadra salentina a disputare tutta la ripresa in inferiorità numerica.

SECONDO TEMPO

Come ampiamente prevedibile, nella ripresa si assiste ad un assedio ininterrotto della Lazio, che “pianta le tende” nella trequarti avversaria. Il Lecce infatti, con l’uomo in meno, decide di rinunciare quasi completamente al contropiede e si arrocca con tutti gli effettivi a ridosso della propria area di rigore. Ma è proprio in questa situazione disperata che viene fuori alla grande l’eroismo di tutti i calciatori giallorossi: Falcone su tutti (autore di almeno 4 parate importanti) si divide la palma di migliore in campo con Coulibaly ed entrambi sono ben supportati da Krstovic e dalla coppia di difensori centrali Gaspar e Baschirotto, senza ovviamente nulla togliere ad ognuno dei restanti. Complice anche una grave mancanza di lucidità in fase di costruzione e di precisione al tiro da parte dei padroni di casa, incapaci di trovare la via della rete nonostante la superiorità numerica, il Lecce riesce dunque a riportare una insperata quanto prestigiosissima vittoria dallo Stadio Olimpico di Roma, conquistando la salvezza per il terzo anno consecutivo.

CONCLUSIONI

Come anticipato a inizio articolo, sono grandi i meriti da riconoscere a tutte le componenti. Prima di tutto ai giocatori che, al di là degli evidenti limiti tecnici palesati nel corso della stagione, non hanno fatto mai mancare il loro impegno e soprattutto l’attaccamento alla maglia; senza dimenticare il presidente Saverio Sticchi Damiani, che riesce sempre a mantenere in ottima salute i bilanci societari, e Pantaleo Corvino, autore anche quest’anno di ottimi “colpi” di mercato, su tutti Gaspar, Guilbert e Coulibaly. Non si può fare a meno di notare però i vari errori commessi da parte di tutti nel corso della stagione appena passata: i calciatori salentini hanno avuto vari momenti di grave “blackout” mentale durante il campionato, lasciando per strada tanti punti preziosi che avrebbero potuto pregiudicare il raggiungimento della salvezza; basti ricordare Lecce-Parma 2-2 (dove i ducali trovarono la via della rete al 93’ e al 95’), Cagliari-Lecce 4-1 (coi giallorossi completamente spariti dal campo dopo un ottimo primo tempo chiuso in vantaggio) e Lecce-Milan 2-3 (partita che i rossoneri riuscirono a ribaltare nonostante il doppio svantaggio). La società e Corvino hanno, come si suol dire, “giocato col fuoco”: nonostante i 23,5 milioni di euro incassati in estate con le cessioni di Pongracic e Gendrey, e soprattutto nonostante i 30 milioni ottenuti dal Manchester United con la vendita di Dorgu nel mercato di riparazione, il presidente ed il ds hanno deciso di non puntare su nessun calciatore dal rendimento più sicuro (come ad esempio Luperto, ceduto dall’Empoli ma acquistato dal Cagliari) e di affidarsi completamente alle cosiddette “scommesse”, che possono rivelarsi vincenti ma a volte anche andare male. Questa scelta ha particolarmente pesato sul rendimento offensivo della squadra ed ha costretto Krstovic, mai come quest’anno, a “cantare e portare la croce”. Al netto degli acquisti indovinati da Corvino e precedentemente elencati, ad esempio, si è rivelato del tutto infruttuoso l’acquisto di Rebic (ormai lontanissimo parente del giocatore che anni fa indossò la maglia del Milan), che nei piani di Pantaleo avrebbe dovuto sostituire Piccoli. Insomma, va benissimo non fare il passo più lungo della gamba, ma non bisogna nemmeno esagerare nel senso opposto: se malauguratamente il Lecce fosse retrocesso, infatti, oltre all’insuccesso sportivo ed alla sempre maggiore difficoltà di risalire dalla serie cadetta, si sarebbe creata una perdita economica non indifferente (soprattutto a causa della svalutazione dei giocatori in rosa, Krstovic su tutti) e ci sarebbe stata una difficoltà notevolissima nel trattenere i pezzi pregiati a Lecce.

Infine, anche mister Giampaolo ha sia meriti che colpe: è indubbiamente riuscito a dare un’impronta di gioco alla squadra, cosa non scontata considerando il materiale a disposizione ed il fatto che fosse arrivato a campionato in corso, ed ha stabilito un ottimo rapporto umano con tutti i giocatori a disposizione, che gli ha permesso di creare un gruppo coeso e determinato nel raggiungere il proprio obiettivo. Pure lui, però, ha commesso degli errori: per ciò che riguarda in generale la scelta delle formazioni, ha insistito eccessivamente nello schierare Pierotti titolare, quasi sempre negativo in questa stagione, togliendo spazio a N’Dri che negli spezzoni in cui ha giocato si è fatto trovare quasi sempre pronto; analizzando invece nel dettaglio alcune gare singole, poteva costare carissimo il “braccino corto” che la squadra ha avuto nella trasferta di Monza e nella seconda frazione della gara giocata a Verona, partite impostate dal ct con il principale obiettivo di non perdere, quando invece, soprattutto in terra brianzola, si sarebbe potuto e dovuto cercare maggiormente la vittoria. Trattasi di 4 punti lasciati per strada che avremmo potuto rimpiangere.

Nicola Krstovic
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