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Il card. Zuppi: “riarmare l’Europa non fa bene nè alla nostra economia nè al mondo”. “Il lavoro povero genera discriminazioni e ingiustizie”. Pressante appello contro legislazione non rispettosa della vita (Edoardo Izzo per AGI)

Nella sua introduzione alla sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, il card. Matteo Maria Zuppi ha voluto ribadire il “no” della Chiesa Cattolica a tutti i livelli al piano “Rearme Europe”. “Non possiamo non ribadire – ha detto il presidente della Cei – che la produzione industriale che vuole riconvertire in armi alcune delle aziende in crisi non fa bene né alla nostra economia né al mondo”.

Zuppi ha voluto aprire il capitolo sull’urgenza della pace richiamata da Papa Leone XIV fin dal giorno della sua elezione, con un pensiero alla popolazione di Gaza duramente provata: “chiediamo – ha scandito – il rispetto del diritto internazionale umanitario, l’ingresso di aiuti senza restrizioni, l’apertura di corridoi umanitari e, soprattutto, la promozione di un dialogo che possa realizzare la soluzione a due popoli, due Stati”. “Il nostro sguardo – ha continuato – si rivolge anche all’Ucraina nell’auspicio che i fili del dialogo, già così difficili, siano rafforzati, trovino le garanzie necessarie inserite in un quadro che permetta una pace giusta e sicura”.

Il cardinale ha invitato inoltre a “non dimenticare i tantissimi conflitti che insanguinano il pianeta”. “Abbiamo a cuore – ha confidato a nome di tutti i vescovi italiani – i popoli di Asia, Africa, America Latina piegati dalla tragedia delle armi, che portano morte e sofferenze, generando odio e ulteriori ingiustizie”.” Il cristiano – ha ricordato Zuppi – è un artigiano di pace, che dal suo cuore trae la forza di una pace disarmata e disarmante. Ci aiutano due intense memorie storiche, tra loro correlate: l’80° della fine della Seconda guerra mondiale e il 75° della Dichiarazione Schuman (9 maggio 1950), con la quale i ‘padri fondatori’ dell’Europa avviarono il processo di pacificazione post-bellica e di integrazione comunitaria con l’obiettivo, esplicito, di riportare la pace nel continente e nel mondo intero”.

“Perché la pace non sia una tregua – ha spiegato inoltre – occorre imparare a pensarci non solo vicini ma insieme, a difendere la soluzione pacifica dei conflitti e rafforzare le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Per questo occorre costruire un’architettura di pace, frutto di quei valori e della dolorosa consapevolezza che sono a fondamento dell’Europa, che non può essere ridotta a diritti individuali o burocrazia, perché fondata sulla difesa della persona nel suo valore indiscutibile e nella sua relazione con la comunità”.“Siamo ben consapevoli – ha assicurato Zuppi – che la pace non è statica, ma mette in movimento, coinvolge, riguarda tutti. Ecco perché la Chiesa in Italia continuerà a impegnarsi per tessere relazioni, per alimentare il dialogo, per iniziare percorsi di riconciliazione e di sviluppo, anche attraverso le attività e i progetti che i fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa cattolica rendono possibili. Vogliamo contribuire a realizzare un mondo unito e in pace, dove non si senta più il rumore delle armi e dove tutti possono dirsi fratelli. La lotta alla povertà, l’educazione che la stessa presenza della Chiesa anima con le sue diverse realtà, l’impegno per lo sviluppo e gli aiuti al mondo, sono una parte del nostro sforzo. Per questo, esprimiamo gratitudine a quanti scelgono di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica: ciò consente di realizzare migliaia di progetti in Italia e nel mondo. Siamo poi fiduciosi che si agisca a correzione, secondo gli impegni assunti, sugli interventi apportati unilateralmente dal Governo, come anche da diversi altri precedenti, sul sistema dell’8xmille, ripristinandolo così come originariamente stabilito, nel rispetto della realtà pattizia dell’Accordo”.

Nella sua introduzione, il presidente della Cei, card. Matteo Maria Zuppi, ha denunciato poi l’aggravarsi nel nostro paese della forbice reddituale: dagli stipendi bassi derivano ingiustizie sociali macroscopiche e, a caduta, una serie di altri problemi molto concreti. “Il lavoro povero aumenta le disuguaglianze di genere, territoriali e intergenerazionali e rende ancora più acuto il drammatico problema della casa”.Secondo Zuppi, “c’è bisogno di coraggiose politiche del lavoro, che sappiano tenere insieme l’esigenza di salari giusti e di produzioni coerenti con l’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa. Senza lavoro non c’è rispetto della dignità”.

I vescovi italiani inoltre esprimono attraverso il loro presidente “il pressante auspicio che le recenti sentenze con le quali la Corte costituzionale è nuovamente intervenuta sulla vita umana al suo sorgere e nella fase conclusiva non conducano a soluzioni legislative che finiscono col ridimensionare l’infinita dignità della persona dal concepimento alla morte naturale”. “Uno sguardo non parziale sui diritti della persona umana in ogni fase della sua vita, e in particolare nei momenti di massima vulnerabilità, ci induce -ha affermato Zuppi – a ribadire in materia di fine vita quanto già espresso nella nota della Presidenza CEI il 19 febbraio, con una duplice sottolineatura: anzitutto la necessità che «si giunga, a livello nazionale, a interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia, sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza»; e l’invito accorato a dare «completa attuazione» alla «legge sulle cure palliative» affinché siano«garantite a tutti, in modo efficace e uniforme in ogni Regione, perché rappresentano un modo concreto per alleviare la sofferenza e per assicurare dignità fino alla fine, oltre che un’espressione alta di amore per il prossimo». Una priorità questa significativamente fatta propria dalla stessa Consulta, che ha rinnovato il suo ‘stringente appello al legislatore’ perché ‘dia corso a un adeguato sviluppo delle reti di cure palliative e a una effettiva presa in carico da parte del sistema sanitario e sociosanitario di chi versa in situazioni di grave sofferenza’”.

“La Chiesa – ha ricordato Zuppi – avverte il dovere di annunciare in ogni tempo il Vangelo della vita” ribadito da San Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium Vitae “della quale abbiamo appena ricordato il trentennale”.“Resta alta l’attenzione della Chiesa in Italia – ha infine assicurato il cardinale di Bologna – per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. Nella costante vicinanza alle vittime e nell’impegno perché si prevenga con rigore e strumenti adeguati il tragico fenomeno degli abusi si colloca la pubblicazione della Terza Rilevazione delle attività territoriali promossa dal Servizio nazionale per la tutela dei minori e adulti vulnerabili che analizza le attività dei Servizi Regionali, diocesani/interdiocesani e dei Centri di ascolto nel biennio 2023- 2024. La Rilevazione, che sarà presentata domani, mercoledì 28 maggio, verifica efficacia e capillarità delle strutture presenti in tutta Italia ed evidenzia progressi significativi nella creazione di ambienti ecclesiali sicuri, nella formazione degli operatori e nell’accoglienza e ascolto delle vittime. Questo non vuol dire nascondere o sottovalutare le complessità che sono emerse: le difficoltà e le sofferenze cisono e ci interrogano, come Pastori e come comunità ecclesiale. Il rigore senza giustizialismi e opacità, l’attenzione ai dati arrivati dalle Diocesi ed elaborati dagli esperti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, chiedono un impegno crescente e ci spronano a proseguire in questo cammino di responsabilità e trasparenza per lavorare sulle criticità e implementare le buone prassi. Va in questa direzione anche lo studio-pilota, che è stato avviato e che ha come oggetto i casi accertati o presunti di abusi sessuali su minori commessi da chierici in Italia, segnalati e trattati nelle singole Diocesi tra il 2001 e il 2021. Questa ulteriore iniziativa è svolta da due Istituzioni, indipendenti, riconosciute a livello internazionale: l’Istituto degli Innocenti di Firenze e il Centro interdisciplinare di ricerca sulla vittimologia e sulla sicurezza dell’Università di Bologna”.

Edoardo Izzo per AGI

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