La Commissione Europea ha attivato il meccanismo dello Stato di diritto contro Budapest, con la possibilità di tagli miliardari ai fondi.
In risposta, Viktor Orbán ha annunciato il ritiro graduale dell’Ungheria dalle istituzioni centrali dell’UE, criticando le ingerenze europee in materia di sovranità nazionale, politica migratoria, energetica e climatica. La crisi è aggravata da tensioni geopolitiche, divergenze sulla guerra in Ucraina, l’allargamento dell’UE e la crescente influenza economica degli USA e della Cina sull’Ungheria.
Il governo di Viktor Orbán ha infatti avviato una “consultazione” popolare sull’adesione dell’Ucraina all’Ue: tutti gli elettori ricevono per posta una scheda di voto per pronunciarsi sull’appartenenza in futuro dell’Ucraina all’Unione europea.
Il voto ha l’apparenza di un referendum, ma non ha valore giuridico; Orban utilizza questo strumento regolarmente per legittimare le sue posizioni euroscettiche. In vista di questo voto il governo promuove anche una propaganda martellante: sulle strade su manifesti giganti compaiono le foto di Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky: “Non permettiamo che decidano al posto nostro!”, si legge.
In una lettera inviata agli elettori Orban afferma che “Bruxelles fa accelerare l’adesione ucraina senza chiedere l’opinione della gente”, mentre questa causerebbe immensi danni per l’Ungheria, con rischi per gli agricoltori, per i posti di lavoro e le pensioni. Secondo Orban, l’Ucraina non può vincere la guerra contro la Russia, e la sua entrata rovinerebbe l’Ue.
Orbán spera in un appoggio di massa per poter così giustificare, a Bruxelles, la sua posizione in materia, ma spera anche di avere un argomento nella sua lotta interna contro l’avversario pericoloso, Peter Magyar, che potrebbe sconfiggerlo alle elezioni dell’anno prossimo.
La Commissione Europea ha attivato il meccanismo dello Stato di diritto contro Budapest, con la possibilità di tagli miliardari ai fondi. In risposta, Viktor Orbán ha annunciato il ritiro graduale dell’Ungheria dalle istituzioni centrali dell’UE, criticando le ingerenze europee in materia di sovranità nazionale, politica migratoria, energetica e climatica. Bruxelles ha reagito con shock, mentre alcuni attori politici europei di destra sostengono la posizione ungherese. La crisi è aggravata da tensioni geopolitiche, divergenze sulla guerra in Ucraina, l’allargamento dell’UE e la crescente influenza economica degli USA e della Cina sull’Ungheria.
