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Cesare Pavese.

ma.bu.

“C’è qualcosa di più triste che invecchiare, ed è rimanere bambini.”

“Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo.””Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.”

“Aspettare è ancora un’occupazione. È non aspettare niente che è terribile.”

Il 27 agosto 1950 veniva trovato morto in una stanza dell’albergo Roma di Torino lo scrittore e poeta Cesare Pavese. Morì suicida, avendo ingerito dieci bustine di sonnifero. Aveva 41 anni.

Annoverato tra i maggiori intellettuali italiani del XX secolo, Cesare Pavese ha operato come poeta, scrittore, traduttore e critico letterario. Vincitore del Premio Strega nel 1950 per “La bella estate”, Pavese è uno degli autori più sorprendenti della letteratura italiana.

Il modo di scrivere di Cesare Pavese risulta, al contempo, coinvolgente per le vicende raccontate e profondo per come continua incessantemente a scavare nell’animo umano. Da sempre attento alle realtà contadine e del popolo, Pavese ha anche avuto una grande apertura rispetto alle letterature europee e non solo; Cesare fu infatti uno dei primissimi ad interessarsi alla letteratura statunitense, essendo anche traduttore.

Autore neorealista, Pavese è marchiato da una tragica visione della vita, concentrata sulle problematiche esistenziali e sul mito contrapposto alla realtà contemporanea.La sua produzione letteraria più ricca risale al periodo compreso tra il 1936 ed il 1949. Nel periodo della guerra Pavese si rifugia a casa della sorella, a Monferrato, e il ricordo di questo periodo è trattato ne “La casa in collina”. A questo periodo risale il primo tentativo di suicidio quando, dopo essere tornato in Piemonte, scopre che la donna di cui era perdutamente innamorato si è sposata.

Finita la guerra, Cesare si iscrive al Pci e pubblica “I dialoghi col compagno” nel 1945 sull’Unità. “La luna e i falò” è del 1950 e anche “La bella estate”, vincitore del Premio Strega nello stesso anno, quello della morte.

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