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QUANDO IL BOICOTTAGGIO NON CENSURA MA SMASCHERA

Alfredo Facchini

Paolo Sorrentino, Toni Servillo, Carlo Verdone. Tre volti noti del cinema italiano hanno scelto di schierarsi contro il boicottaggio nei confronti degli attori Gal Gadot e Gerard Butler, brandendo la bandiera della “libertà culturale”.

Sono un libertario, visceralmente avverso a ogni forma di esclusione che colpisca un artista per la sue origini. Eppure, il boicottaggio che ha scosso la Mostra del Cinema di Venezia non è un capriccio di anime radicali. È, piuttosto, il frutto amaro e inevitabile di una realtà cruda. Gadot e Butler hanno scelto di legare il loro nome all’IDF, un esercito che ha trasformato la Striscia di Gaza in un cimitero a cielo aperto.

Gerard Butler ha partecipato nel 2018 a una cena di raccolta fondi organizzata da Friends of the Israel Defense Forces (IDF), un evento che ha raccolto circa 60 milioni di dollari a sostegno delle forze armate israeliane. La sua partecipazione a questo gala ha suscitato critiche che gli imputano di sostenere attivamente la politica militare israeliana.

Gal Gadot, invece, ha prestato servizio militare tra il 2005 e il 2006 come soldatessa nelle Forze di Difesa Israeliane, dove è stata anche istruttrice di combattimento. La sua esperienza militare è parte della sua storia personale ed è una delle motivazioni che la legano fortemente a Israele. Di recente, Gadot ha ricevuto un premio dall’Anti-Defamation League, la lobby che attacca chi denuncia l’apartheid.Non a caso, di fronte al clamore, né Gadot né Butler hanno rilasciato una sola dichiarazione. Nessun chiarimento. Silenzio assoluto. Ed è proprio questo il nodo: se davvero avessero avuto la coscienza limpida, avrebbero parlato, polemizzato, ribattuto.

Il boicottaggio non li ha esclusi: li ha messi a nudo.Inoltre, nessuno avrebbe impedito loro di sfilare comunque a Venezia: sarebbero stati liberi di farlo, se solo avessero avuto il coraggio di guardare in faccia le proprie scelte.Ed è importante dirlo chiaramente: il boicottaggio non è piovuto dal cielo. È stato promosso dal collettivo Venice4Palestine (V4P), che ha organizzato proteste, conferenze stampa e una lettera aperta alla Biennale. Una lettera firmata da oltre 1.500 personalità del cinema: Ken Loach, Marco Bellocchio, Gabriele Muccino, Alba e Alice Rohrwacher, Claudio Santamaria, Fiorella Mannoia, Roger Waters. E tanti altri.Gli stessi Servillo e Verdone hanno aderito. Salvo poi Verdone si sia affrettato a dichiarare: «Mi hanno messo in mezzo, non c’erano i due attori…». Mentre Sorrentino, pur riconoscendo che a Gaza è in corso un genocidio, non ha firmato il manifesto.

Chi protesta oggi non censura, rifiuta l’idea che due star hollywoodiane legate all’IDF possano sfilare su un tappeto rosso senza che nessuno alzi la voce. Il cinema può illuminare o oscurare. A Venezia ha scelto di fare luce. Il boicottaggio non è una moda: è una scelta di campo. O con chi finanzia l’IDF, o con chi muore sotto le sue bombe.

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