Stefano Masson
Oggi lo sappiamo oltre ogni ragionevole dubbio: poteva non iniziare.Altrettanto oltre ogni dubbio ragionevole: poteva finire nel marzo-aprile 2022.
Si scelse (scelse la NATO) di proseguire nel confronto.Tuttavia, era tutto virtualmente terminato a fine estate 2023: dopo la fallita controffensiva “di primavera”. È lì, il vero punto di svolta. È lì che fu chiaro che la NATO aveva perduto la guerra in Ucraina.
In un ipotetico mondo di guerre settecentesche, “vestfaliane”, parailluministiche, sarebbe stato il momento giusto per sedersi attorno a un tavolo, ridisegnare i confini e salutarsi amabilmente, per poi riprendere scambi e commerci, inviti a corte e colte corrispondenze.
Nel nostro mondo, nel mondo del feroce confronto del Giardino Ordinato contro la Giungla Selvaggia, si decise di continuare con l’obiettivo di logorare e inchiodare la Russia sullo scacchiere europeo. Una strategia che nei fatti si è risolta soprattutto nel logoramento europeo e nel dissanguamento ucraino.Ma la guerra, l’incertezza del confronto militare, era già finita. Vincitori e vinti sono oggi gli stessi di allora, gli stessi di fine estate 2023.Tutto ciò che è seguito e che seguirà è oltre ogni decenza. Ripeto, oltre ogni decenza.E dell’intera, tragica parabola dobbiamo ringraziare INTEGRALMENTE ed ESCLUSIVAMENTE le élites liberali occidentali, cioè quel che politicamente negli ultimi decenni è stato definito, tra Dem USA e blairian-piddinerie europee, Sinistra.
