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IN VANA ATTESA DELLA DISOCCUPAZIONE DEGLI SCRITTORI

Stefano Masson

Attendo vanamente da lustri che il disincanto (non dico la critica -non oso fino a questo punto) s’impadronisca delle più o meno coltivate lettrici (sul sesso di chi legge non ci sono dubbi: parlano sondaggi e statistiche) e faccia crollare l’industria editoriale ed evaporare i premi letterari, svuotando pneumaticamente i festival e gli eventi dedicati.

Figlia della “fine della storia” liberale (anche quando si percepisce “radical”, anche quando si presenta come “impegnata” e persino quando pratica -rarissimamente- un’aristocratica “inaccessibilità della scrittura” come antidoto al consumo e all’omologazione), la letteratura occidentale degli ultimi quarant’anni è pressoché integralmente dimenticabile. Trascurabili le eccezioni: un pugno di romanzi e racconti in tutto il Giardino Ordinato di Borrell, tra decine di migliaia di titoli.Il resto è mero esercizio. Peraltro, meno efficace dello yoga e delle tisane bislacche.

Purtroppo, è vanamente idealistico aspettarsi che il collasso dell’incantamento liberale si faccia strada tra il ceto medio riflessivo proprio a partire da un segmento dell’ideologia contemporanea così narcisisticamente “terapeutico”.Più facile e prevedibile che siano i costi energetici a insinuare il dubbio fantozziano che “allora, ci hanno sempre preso per il culo!”.

La realizzazione dell’inutilità estetica della letteratura contemporanea (inutilità estetica, prima di qualunque altra sua inutilità!) sarà tra le ultime acquisizioni della coscienza.Dovrò pazientare ancora a lungo e sorbirmi serenamente l’inconsapevole massima citrulleria e le recidive molestie sinaptiche di scrittori e scrittrici.Oh, la vita mi è andata così…

P.S. Sì, leggo e rileggo volentieri solo i classici.P.P.S. Era un’impresa quasi impossibile sorpassare in inutilità la filosofia degli ultimi quarant’anni, ma la letteratura ci è riuscita. Certo, tallonata dal cinema che, soprattutto negli ultimi venti, si è messo d’impegno nel non dir nulla.Solo le arti visive le contendono veramente il primato della dimenticabilità.Tuttavia, in oggettiva crisi di senso e linguaggio dopo la fine delle avanguardie storiche e il rapido esaurirsi dei frizzi della transavanguardia, e destinate a più ridotto e inclito pubblico, queste ultime iniziano ad essere sempre più sistematicamente sgamate.

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