Manuel M Buccarella
“Sono finiti i tempi dell’amichettismo!”, tuonava più volte Giorgia Meloni qualche tempo dopo la formazione del suo governo. Giusto: enti pubblici e società controllate dallo Stato non devono finire nelle mani di amici e parenti, in ossequio al tradizionale ma volgare spoil system, ma guidate da professionisti di comprovata competenza ed esperienza, premiando così il merito.
Insomma all’insediamento il governo Meloni sembrava far sperare in un cambio epocale, mettendo in soffitta la storica pratica della lottizzazione degli enti “sensibili”, cioè quelli più importanti. “Promesse da marinaio”, non ce ne vogliano donne e uomini di mare. Nel caso dell’Aci, il governo ha fatto ricorso ad un decreto legge per far scadere anzi tempo il mandato dell’ingegnere Sticchi Damiani, anche se poi confermato dal Consiglio di Stato, nonostante la questione fosse giuridicamente complessa. Fatto sta che il posto di Sticchi Damiani è stato preso dal figlio della seconda carica dello Stato, Geronimo La Russa, a corto di esperienza nell’ambito automobilistico e dei trasporti. Stipendio 230mila euro annui.
Non si salva neppure la Fenice di Venezia: il nuovo direttore musicale del teatro è infatti la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, in quota governativa ed in noti rapporti di amicizia con Giorgia Meloni. La nomina è stata annunciata a settembre 2025, anche se è prevista l’entrata in carica tra circa un anno, determinando forti proteste da parte dell’orchestra, che ha contestato la scarsa competenza ed i condizionamenti politici. La Venezi, per altro, è figlia di un ex dirigente nazionale di Forza Nuova.
Ma è la Rai, azienda pubblica di centrale importanza nell’informazione, e dunque nella formazione della cultura e delle opinioni dei telespettatori, ad essere diventata l’emblema dell'”amichettismo” in salsa meloniana, appunto, a partire dai vertici.
Partiamo però dalla “repressione” esercitata nei confronti di “Report” e del suo direttore e conduttore, Sigfrido Ranucci, da parte dei vertici aziendali: tagli delle puntate (quattro) e del potere di firma su contratti e gestione di Report. Da ultimo il “commissariamento” della trasmissione :Ranucci non sarà più responsabile della struttura del programma di Rai 3 e non avrà più potere di firma su contratti, trasferte e questioni amministrative. Sul punto la Rai aveva “chiarito”: “Si tratta del semplice allineamento alla normativa aziendale. La separazione delle funzioni non intacca in alcun modo l’autonomia giornalistica di Report”.Ranucci aveva inoltre accusato l’azienda, che aveva invece negato, dell’apertura di un provvedimento disciplinare a carico di Sigfrido Ranucci dopo la sua partecipazione alla trasmissione “Otto e mezzo” su La7. Ancor prima ricordiamo il ridimensionamento di Serena Bortone che aveva protestato pubblicamente per la mancata messa in onda del monologo di Antonio Scurati sul 25 aprile nel corso della sua trasmissione ‘Chesarà…’.
Report riparte ma si parla di un possibile passaggio a La7. D’altronde diversi giornalisti di punta del servizio pubblico sono passati alla concorrenza: Bianca Berlinguer, Fabio Fazio per citare i più noti.
Ma è ‘Domenica In’ a destare le maggiori perplessità: conduttore assieme a Mara Venier è il giornalista Tommaso Cerno, da un anno direttore responsabile de ‘Il Tempo’, quotidiano di proprietà del senatore della Lega Antonio Angelucci, un fantasma in parlamento e con interessi nella sanità privata. Tommaso Cerno assicura copertura all’occorrenza anche politica ad una trasmissione potenzialmente “nazional-popolare” e trasversale. Cerno ha un recente passato come senatore PD, nella precedente legislatura (marzo 2018 – ottobre 2022).Nel 2021 fece scalpore il caso di alcuni bonifici per circa 35mila euro ricevuti sul proprio conto: alcuni da parte dell’allora sindaco di Cividale del Friuli, Forza Italia, poi diventato suo compagno di vita con unione civile. Altri bonifici provenivano comunque dall’area forzista. Bonifici giustificati dalla necessità di contribuire al più elevato tenore di vita prima assicurato dalla carriera giornalistica. Fatto sta che dopo la fine della legislatura, Cerno si e avvicinato al centro destra. Nel 2016 è direttore de l’Espresso, nel 2017 condirettore de la Repubblica e alla fine, dal 1 marzo 2024, diventa direttore de Il Tempo, in sintonia con il nuovo orientamento politico, che lo porta ad avere anche un incarico in Rai. Cerno negli scorsi giorni su X ha dichiarato che “la Flotilla è armata da Hamas”, come se le imbarcazioni portano armi.
Una cosa buona Mamma Rai l’ha fatta però: il 5 ottobre ritorna su Rai2 Goldrake, nelle puntate delle edizioni trasmesse nel 1978 e nel 1980, ed alle 19.00.
