Alfredo Facchini
Greta Thunberg. Parlo di lei per parlare di tutti: di chi è stato sequestrato, torturato, umiliato da quello Stato terrorista che si fa chiamare Israele. Una ragazza fragile come una scintilla, trascinata via e picchiata come fosse lei il mostro, lei il pericolo pubblico.
Un volto che potrebbe essere quello di tua sorella, di tua figlia, di un riflesso nello specchio.E invece è stata ridotta a trofeo dal nazisionismo armato. Un’icona da spezzare. Dallo Stato coloniale più malvagio del nostro tempo.
Se hanno il coraggio di infierire su una ragazza occidentale, cosa possono fare ogni giorno al popolo palestinese, senza diritti e senza respiro? Hanno trascinato Greta per i capelli, l’hanno ammanettata, picchiata, costretta a baciare uno straccio di bandiera, simbolo rubato, profanato, alle vere vittime dell’Olocausto.
“Le hanno fatto tutto l’immaginabile, come monito”, ha sibilato Ersin Çelik della flottiglia Global Sumud.Perché l’impunità è il vero volto dell’orrore. Israele agisce sapendo che nessuno lo fermerà, che l’Occidente chiuderà gli occhi, che la legge vale solo per i vinti.Ma ieri Roma ha risposto: un milione in piazza, un unico respiro. Nessuna bandiera di partito. Solo la rabbia limpida di chi dice basta ad un genocidio travestito da difesa.Quella piazza, le cento piazze di questi giorni, sono il segno che il silenzio non è più un’opzione. Da Roma a Gaza, stesso fiato, stessa trincea della storia.
