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Il Gran Consiglio del Fascismo approva il Manifesto della Razza del 1938. La persecuzione degli ebrei in Italia

Il 6 ottobre 1938 il Gran Consiglio del Fascismo approva il Manifesto degli scienziati razzisti (o Manifesto della Razza) pubblicato il 14 luglio 1938 sul “Giornale d’Italia” con il titolo “Il Fascismo e i problemi della razza”. In quell’occasione si  decise che sarebbero stati vietati i matrimoni misti, tra soggetti appartenenti a razze diverse. Inoltre, agli ebrei fu drasticamente limitato l’accesso a numerosi ambiti della società civile e delle istituzioni pubbliche: anzi, se presenti, da tutti quei settori gli ebrei sarebbero stati espulsi. A titolo d’esempio, ricordiamo il Partito Nazionale Fascista, l’esercito (agli ebrei sarebbe stato vietato il servizio militare, mentre gli ufficiali ebrei furono congedati), gli impieghi pubblici. In campo economico, agli ebrei veniva vietato di essere <<possessori o dirigenti di aziende di qualsiasi natura che impieghino cento o più persone>>, nonché di possedere terreni di superficie superiore ai 50 ettari.

Il documento sul razzismo italiano, composto da dieci punti, sosteneva pseudoscientificamente l’esistenza di razze umane pure e la superiorità della “razza italiana” di origine ariana.

I punti chiave affermavano che:- Le razze umane esistono come entità biologiche distinte

– Esiste una “razza italiana pura” di origine ariana

– Gli ebrei non appartengono alla razza italiana

– È necessario preservare la purezza razziale del popolo italiano.

Sebbene presentato come opera di scienziati, il manifesto fu in realtà orchestrato dal regime fascista. Firmato inizialmente da dieci “scienziati”, preparò il terreno per le leggi razziali promulgate nel settembre-novembre 1938.

Queste leggi introdussero discriminazioni sistematiche contro gli ebrei italiani, come accennato, escludendoli dalle scuole, dalle professioni e dalla vita pubblica, in un’imitazione delle politiche razziali della Germania nazista.

I firmatari del Manifesto furono Lino Businco, assistente alla cattedra di patologia generale all’Università di Roma, Lidio Cipriani, professore incaricato di antropologia all’Università di Firenze, Arturo Donaggio, direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell’Università di Bologna, presidente della Società Italiana di Psichiatria, Leone Franzi, assistente nella Clinica Pediatrica dell’Università di Milano, Guido Landra, assistente alla cattedra di antropologia all’Università di Roma, ritenuto l’estensore materiale del manifesto della razza, Nicola Pende, direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica dell’Università di Roma, Marcello Ricci, assistente alla cattedra di zoologia all’Università di Roma, Franco Savorgnan, professore ordinario di demografia all’Università di Roma, presidente dell’Istituto Centrale di Statistica Sabato Visco, direttore dell’Istituto di Fisiologia Generale dell’Università di Roma, direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Edoardo Zavattari, direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma.

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