Site icon NonSoloMusicaMagazine

APOLOGIA DI UN GENOCIDIO

Alfredo Facchini

La guerra come business, la morte come vanto.

Mi sono detto: stasera non scrivere niente di Trump. Lascia stare. Ma come fai a non parlare di questo stronzo.

“Produciamo le armi migliori, ne produciamo molte. Ne diamo molte a Israele, Netanyahu mi chiamava sempre, dicendomi, “dammi quest’arma, quell’arma, di alcune non ho mai sentito parlare”. Abbiamo dato molte armi a Israele e le avete usate bene. Israele ha vinto tutto ciò che si poteva ottenere con la forza delle armi.”

Qui parla un uomo che si crede un fornitore di morte di qualità. La sua voce è quella di un sociopatico che misura la civiltà in ordigni. “Le avete usate bene”. Come se il genocidio fosse una performance riuscita. Non nomina mai i corpi, non nomina i bambini, non nomina Gaza. Per lui, i palestinesi sono il fondale, la sabbia su cui testare la potenza delle armi americane.

Netanyahu lo chiama, lui risponde. Come due narcos che trattano partite di carne, non di vite.È l’egolatria del capitalismo bellico. Vende la propria onnipotenza.Nel suo discorso, l’idea stessa di limite è abolita.

“Avete vinto tutto ciò che si poteva ottenere con la forza delle armi. Eppure non hanno vinto nulla. Non la pace, non la sicurezza, non la coscienza. Hanno solo moltiplicato i morti, scavato più a fondo il solco dell’odio, trasformato il mondo in un laboratorio di crudeltà.Non è un discorso politico: è una confessione, pronunciata con la spavalderia di chi sa che nessuno lo fermerà. È il manifesto del genocidio. Una apologia.

Ci penserà prima o poi la natura a regolare i conti con te. Stronzo.

Exit mobile version