Luciano Graziuso
“Puoi ingannare tutte le persone per qualche tempo, e alcune persone per tutto il tempo, ma non puoi ingannare tutte le persone per tutto il tempo.”
Questa frase, secondo molti, è stata pronunciata da Abramo Lincoln verso la fine dell’Ottocento, ma può essere benissimo applicata ai giorni nostri. Bisognerebbe anzi farla leggere a chi nel nostro sistema dell’informazione si ostina a camuffare la realtà e a presentarci la questione russo-ucraina in un modo assolutamente parziale e non obiettivo, a volte oscurando delle notizie, a volte manipolandole, a volte addirittura ribaltando le responsabilità di eventi accaduti tra i due contendenti. Molte persone, infatti, dopo le tante menzogne che hanno letto e sentito dallo scoppio della guerra (le sanzioni faranno molto più male alla Russia che a noi e distruggeranno la sua economia … l’esercito di Putin ha quasi esaurito il suo arsenale, tra poco combatteranno con le pale e il conflitto terminerà … ) prendono atto invece che la Russia non crolla, anche a dispetto dei continui aiuti che noi mandiamo all’Ucraina, e che la situazione è nettamente peggiorata per noi (nonostante quello che l’esecutivo per tre anni è andato dicendo, e ancora va affermando…), con uno spaventoso incremento della povertà, un’inflazione altissima ed i prezzi delle bollette ormai arrivati alle stelle; è iniziato un processo di presa di coscienza della realtà effettiva, che sembra irreversibile, nonostante l’addomesticamento totale di quasi tutto il mondo della comunicazione. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di offrire un appiglio e un piccolo squarcio di luce ai cittadini che con difficoltà cercano di orientarsi nel mare magnum delle bugie.
LA DISFATTA DI POKROVSK: NOTIZIE “NEBULOSE” E FUORVIANTI
Un grande esempio di disonestà intellettuale da parte del nostro sistema informativo è rappresentato dal modo in cui ci illustra la situazione a Pokrovsk. La città è praticamente in mano russa e la sua caduta è soltanto una questione di tempo; nonostante ciò, il nostro mainstream sta cercando in tutti i modi di nascondere la verità e far credere agli italiani che la situazione sia sotto controllo e che la roccaforte possa resistere agli assalti nemici. Per trovare un briciolo di obiettività su cosa stia accadendo realmente bisogna infatti dare uno sguardo all’informazione estera: la CNN ad esempio, l’8 novembre scorso, ha affermato che “Le truppe russe sembrano sul punto di conquistare la città”. Solo oggi anche in Italia è riuscito a filtrare uno spiraglio di verità e sono apparsi articoli che riportano le dichiarazioni di Zelensky (“Siamo in difficoltà”) e ci informano dell’ingresso di 300 soldati moscoviti a Pokrovsk. Molti giornali comunque, per tentare di giustificare in qualche modo la disfatta, hanno asserito che l’esercito ucraino è stato sfavorito dalla nebbia, “dimenticandosi” però che la medesima condizione atmosferica valeva anche per i nemici (!). Anche se non c’è molto su cui scherzare, a qualche calciofilo incallito come il sottoscritto sarà venuta in mente la celebre intervista post-partita rilasciata da Mazzarri nel 2014: l’allora allenatore dell’Inter, per giustificare un 2 a 2 interno rimediato contro il Verona, non trovò parole migliori di queste: “Stavamo giocando bene e poi ha cominciato a piovere…”.Per comprendere ancor meglio l’indole fuorviante e manipolativa del nostro giornalismo e la sua ferma volontà di confondere il più possibile gli italiani basta soffermarsi sul “cambio di ruolo” che l’informazione ha attribuito a Pokrovsk nel corso del tempo: agli inizi dell’assedio, anche con lo scopo di far accettare all’opinione pubblica il continuo dispiegamento di fondi e armi in favore dell’Ucraina nonostante una crisi economica sempre più profonda, era descritta come una “città strategica”, “importantissima”, un avamposto che per nessun motivo sarebbe dovuto finire in mani nemiche; in questi giorni invece, con la caduta della roccaforte sempre più imminente, essa è diventata in un batter d’occhio una “città sacrificabile”, una “cittadina di 60.000 anime”, e via dicendo. Un’inversione a U che molti di noi hanno fatto da bambini quando perdevano un territorio a Risiko, con la differenza che qui si parla di cose estremamente serie e i giornalisti che espongono questi “ragionamenti” vengono letti ed ascoltati da milioni di persone, le quali rischiano dunque di essere fuorviate ed ingannate se non posseggono gli strumenti concettuali per difendersi da certi “meccanismi” manipolatori.
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