Manuel M Buccarella
La situazione dell’ex ILVA di Taranto (gestita da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria) rimane fortemente critica, con una profonda crisi gestionale, finanziaria e sociale. A Taranto, ma anche a Genova, ci sono stati importanti blocchi stradali con una occupazione temporanea dello stabilimento, che è cessata solo dopo il decreto del governo che stanzia 108 milioni di euro – decisamente pochi – per sostenere almeno in parte l’emergenza.
Il decreto,“Misure urgenti per assicurare la prosecuzione delle attività produttive”, mette in campo appunto 108 milioni per finanziare il proseguimento delle attività – non solo dello stabilimento di Taranto, ma anche degli altri – fino a febbraio 2026. In un primo momento il ministro del Made In Italy Urso aveva addirittura escluso lo stabilimento tarantino, che è il più importante, anche come occupati. Lo Stato si prende poi carico di parte della cassa integrazione con ulteriori 20 milioni di euro, per coprire fino al 75 percento la misura. Sono state chieste le dimissioni del ministro, fortemente contestato anche per la tardività e parzialità del suo intervento. I sindacati hanno infatti bocciato il piano, considerandolo insufficiente e orientato verso una possibile chiusura parziale o dismissione.Comunque blocchi stradali ed occupazione delle fabbriche sono stati rimossi in quanto il ministro ha convocato un nuovo tavolo per il 28 novembre.
Come detto, la società Acciaierie d’Italia SpA è attualmente in amministrazione straordinaria. Al 31 gennaio 2025 contava 9.773 dipendenti totali, di cui ben 7.964 a Taranto. Il governo non ha mai valutato la nazionalizzazione dell’azienda.
Questione Ambientale e AIA
Permane la controversia sul piano di decarbonizzazione e sull’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Il decreto di rinnovo dell’AIA, approvato a luglio 2025, autorizza l’attività per 12 anni, ma le associazioni ambientaliste (come i Genitori Tarantini) continuano a criticare la mancanza di garanzie concrete per il risanamento e il rischio di esposizione a inquinanti.
La situazione rimane comunque irrisolta, con la città di Taranto che esprime stanchezza per anni di promesse non mantenute. I lavoratori e la comunità locale sono in attesa di sviluppi concreti riguardo alla produzione, all’occupazione e alla bonifica ambientale.
