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La sindaca di Genova Silvia Salis introduce l’educazione sessuo-affettiva in alcune scuole materne della città.

ma.bu.

La sindaca di Genova Silvia Salis, senza attendere una legge del Parlamento che difficilmente arriverà, ha deciso di introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole di Genova. E lo ha fatto a cominciare dalla scuola materna.

Si tratta di un progetto piccolo ma straordinario, a costo zero, che coinvolgerà a partire da gennaio 300 bambini tra i 3 e 5 anni in quattro scuole dell’infanzia, grazie alla collaborazione dei centri anti-violenza.

“C’è ancora chi sostiene che l’educazione sessuo-affettiva a scuola non serva o che debba essere lasciata esclusivamente alle famiglie. Noi pensiamo invece che lo Stato abbia la responsabilità di educare e che il sindaco debba essere il primo a dare un segnale”, ha detto la sindaca accompagnando la presentazione del progetto.

“Che differenza abissale – commenta il giornalista e scrittore genovese Lorenzo Tosa su Facebook – con quello che sentiamo ogni giorno da Giorgia Meloni, dai Nordio, dalle Roccella, dalle frasi irriferibili, medievali sulla violenza di genere, sui femminicidi.In un Paese che regredisce ogni giorno di più, Silvia Salis sta contribuendo a costruire le basi emotive e affettive degli uomini di domani, consapevoli del rapporto col proprio corpo e la propria sessualità, con sé stessi e con gli altri”.

“La Verità” di Maurizio Belpietro tuona contro la sindaca di Genova e la sua sperimentazione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole materne.Grida alla fantomatica teoria del gender che, secondo la destra, “genera smarrimento” nei nostri bambini (cit. Piciocchi).Viene persino scomodata una sentenza della Corte di Cassazione che stabilisce “l’importanza di un approccio graduale e concordato tenendo conto dell’età e della maturità degli alunni”.Ovvero, esattamente la base dell’educazione sessuo-affettiva.

Fratelli d’Italia teme che la scuola si voglia “sostituire” alla famiglia. “Ma nessuno si vuole sostituire – replica sempre Tosa – Si chiamano semplicemente professionisti, che qualcosina in più in tema di sessualità e affettività ne sanno rispetto ai genitori medi, com’è normale che sia”.

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