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Sud Sudan: stuprate 125 donne e bimbe negli ultimi dieci giorni.

Manuel M Buccarella

È vero che si parla tanto, tantissimo della Striscia di Gaza e del genocidio ed assai poco delle cosiddette “guerre dimenticate”, come quella del Sudan del Sud, della Repubblica Democratica del Congo, dello Yemen e via discorrendo. Spesso e volentieri gattini da tastiera, per lo più simpatizzanti e militanti del centrodestra, contestano ai “Pro-Pal” che dovrebbero scendere in piazza e scioperare contro quelle guerre, e semmai non contro lo sterminio dei palestinesi – dicesi genocidio – operato dal civile Israele, che sta solo difendendosi e reagendo adeguatamente al 7 ottobre. Peccato che questi gattini da tastiera rimangano affusolati sul proprio smartphone e non abbiano mai organizzato scioperi e/o manifestazioni in favore di quegli altri popoli martoriati, che per carità sarebbe cosa sacrosanta. La differenza tra gli altri conflitti e quello israelo-palestinese è che i palestinesi avrebbero diritto ad un proprio Stato e che vengono perseguitati da 80 anni, mentre negli altri casi si tratta vieppiù di guerre civili interne benché sanguinosissime.

Ad ogni modo più volte da queste colonne ci siamo occupati delle “guerre dimenticate” e lo facciamo anche oggi, ancora una volta con il Sudan del Sud.

Medici Senza Frontiere riferisce che centoventicinque donne e bambine anche di meno di 10 anni sono state aggredite, picchiate e violentate in una regione del Sud Sudan negli ultimi dieci giorni.Msf ha detto di aver dovuto fornire assistenza medica e psicologica alle vittime delle “brutali aggressioni”, tra le quali vi sono anche donne incinte e altre di oltre 65 anni.

Secondo le testimonianze raccolte da Msf, le violenze sono avvenute mentre le donne e le bambine si dirigevano ad un centro di distribuzione di generi alimentari a Bentiu, nel nord del Paese. Gli stessi testimoni hanno detto che gli aggressori erano uomini in divisa da miliziani e in abiti borghesi di cui non si conosce l’appartenenza.

Le violenze sessuali sono una piaga largamente diffusa nella guerra civile che insanguina il Sud Sudan dal 2013, con un bilancio di 400.000 morti e circa un terzo della popolazione costretta a fuggire dalle proprie case.

Il conflitto nel Darfur

Il conflitto nel Darfur, che dal febbraio 2003 ha assunto proporzioni drammatiche, è riconducibile prevalentemente a rivalità tra etnie che vedono opposti da un lato arabi, pastori tradizionalmente nomadi, e, dall’altro, tribù di neri africani, sedentari, agricoltori o allevatori.

Contrariamente a quanto accade nel resto del paese, dove al Nord prevale la religione musulmana e al Sud quella cristiano-animista, nel Darfur la stragrande maggioranza della popolazione è musulmana.

I principali gruppi etnici non arabi nel Darfur sono i Fur – i più numerosi, che danno il nome alla regione -tra i quali prevale l’agricoltura stanziale e forme di artigianato; gli Zagawa, allevatori di greggi e di cammelli ma anche agricoltori; i Masalit, in prevalenza agricoltori.

Mentre il governo sudanese – appoggiato dalle etnie arabe – sostiene che il conflitto nella regione del Darfur è unicamente centrato sulla competizione tra pastori e allevatori per il controllo del territorio, i leaders delle tribù non arabe affermano che lo spopolamento dei villaggi e il conseguente passaggio di proprietà dei terreni sono parte di una precisa strategia governativa diretta ad “arabizzare” l’intera regione. Di origine e di lingua araba sono infatti anche i Janjaweed, i “diavoli a cavallo”, responsabili di attacchi contro la popolazione civile reclutati fra i membri delle locali tribù nomadi dei Baggar

Oltre che di essere oggetto di brutali repressioni, le tribù dei neri lamentavano di essere discriminate dal governo sudanese e di essere lasciate ai margini dell’economia e del processo di pace, e di non avere alcun margine di trattativa nella possibile negoziazione di accordi per l’autodeterminazione; per tali ragioni hanno dato vita ad organizzazioni per l’autodifesa, prima fra tutte il Darfur Liberation Front, divenuto nel 2003 il Sudan Liberation Movement e Sudan Liberation Army (SLM/SLA), e il Justice for Equality Movement (Jem).

I due gruppi (SLM/A e Jem) hanno origini e presupposti ideologici differenti.

fonti: Ansa, Camera dei Deputati

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