Lavinia Marchetti
Secondo i dati più recenti disponibili del Government Media Office di Gaza, diffusi il 2 dicembre 2025 e riportati dall’agenzia Anadolu, i giornalisti uccisi a Gaza dal fuoco israeliano dall’ottobre 2023 sono 257. Nel conteggio rientra anche Mahmoud Wadi, fotoreporter palestinese ucciso da un drone israeliano a Khan Yunis, nel sud della Striscia.
L’attacco ha colpito l’area di centrale Khan Yunis, in zona che secondo le autorità locali rientra nello spazio “sicuro” definito dagli accordi di cessate il fuoco.
Ho oscurato il volto perché scriviamo in tempo di pesante censura sionista.
Le cronache (Haaretz, Times of Israel, e cfr. https://www.aa.com.tr/en/americas/despite-ceasefire-and-trump-guarantees-israel-kills-palestinian-journalist-in-gaza/3759993 ) spiegano che Wadi stava lavorando con la sua macchina fotografica quando il drone ha centrato la tenda in cui si trovava. L’immagine che circola dal Nasser Hospital lo ritrae disteso sulla barella, avvolto nel telo bianco, con il giubbotto blu “PRESS” appoggiato sul corpo. La stessa scena di lutto che si ripete da mesi in obitori e corridoi d’ospedale di tutta la Striscia.
Nello stesso attacco è rimasto ferito Muhammad Abdel Fattah Aslih, giornalista e fratello di Hassan Aslih, fotografo ucciso a maggio in un precedente attacco di droni contro il complesso del Nasser Hospital.
La guerra su Gaza produce genealogie spezzate anche dentro il mondo dell’informazione: fratelli, colleghi, intere redazioni colpite a ondate, spesso mentre documentano bombardamenti su case, scuole, ospedali.
Nelle stesse ore in cui veniva salutato Wadi, in Cisgiordania l’esercito israeliano uccideva due adolescenti palestinesi, in episodi distinti a Hebron e a nord di Ramallah. A Hebron i militari hanno sparato a Muhannad al Zughair, diciassette anni, accusandolo di un investimento volontario che avrebbe ferito due soldati. Secondo il racconto raccolto da Al Jazeera, non risulta alcuna inchiesta indipendente sull’accaduto. Il ragazzo, ferito, ha cercato di fuggire verso la città ed è stato ritrovato poco dopo, già morto, all’interno di un’auto. Il corpo viene trattenuto dall’esercito israeliano, pratica divenuta routine: le famiglie restano senza salma e senza possibilità, quindi, di fare un funerale al ragazzo.
A nord di Ramallah, vicino al villaggio di Umm Safa, è stato ucciso Muhammad Asmar, diciotto anni. Le forze armate sostengono che il giovane avesse tentato di pugnalare dei soldati nei pressi di un insediamento. Testimonianze raccolte sul posto raccontano invece che l’adolescente era già immobilizzato a terra quando è stato colpito di nuovo e lasciato sanguinare per ore, mentre i paramedici israeliani parlano di due feriti lievi dal lato israeliano. Intanto in tutta la Cisgiordania occupata proseguono incursioni militari nei villaggi, assalti dei coloni, demolizioni di case e reparti d’ospedale, con attacchi documentati anche intorno a tre strutture sanitarie di Hebron e alla zona di Walaja, vicino a Betlemme.
