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L’ABISSO MORALE DEL PD E LA SUA COSTANTE, PERPETUA, IMPRESENTABILITA’

Lavinia Marchetti

Il nuovo disegno di legge presentato al Senato dal senatore Pd Graziano Delrio e altri parlamentari “per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo” recepisce esplicitamente la definizione di antisemitismo dell’IHRA. In realtà il testo propone un’imponente macchina di censura culturale: delega al governo nuovi poteri sulle piattaforme online e impone rigide regole anche a scuole e università. Firmato da esponenti dell’area “riformista” del Pd (tra cui Simona Malpezzi, Anna Rossomando, Chiara Gribaudo, e Pier Ferdinando Casini (Sic…), il ddl equivarrebbe ogni critica radicale allo Stato di Israele e al sionismo a “odio antiebraico”. Inutile ribadire il grave rischio per la libertà di espressione: questa legge punirebbe come antisemitico qualunque giudizio severo verso Israele e prefigurerebbe vere e proprie «spie anti¬sioniste» nelle università.

Come se questo orrore non bastasse, in contemporanea, si è svolta in Israele una visita parlamentare con il deputato Pd Piero Fassino. Colta come tappa del “protocollo di amicizia” italo-israeliano. Fassino ha elogiato Israele come “società aperta, libera, democratica… anche in questi due anni [di guerra, dice lui…] e ha rivendicato a nome dell’Italia un «rapporto forte» con Tel Aviv.

Queste dichiarazioni, in contrasto con il drammatico contesto genocidario, confermano quanto le alte sfere del Pd siano allineate alle posizioni israelo-governative, anche quando il governo Netanyahu/Gantz è apertamente accusato di genocidio e del peggio del peggio che l’umanità possa anche solo provare a pensare. Va ricordato che Fassino non è un isolato: nel Pd diversi parlamentari hanno intrattenuto rapporti stretti con le autorità israeliane e talvolta sminuito le critiche all’occupazione. Questa missione alla Knesset, infatti, è avvenuta al fianco di politici che il partito sostiene (ad es. Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri PD, era destinato al ruolo in tale commissione). Ma la delegazione è stata organizzata dalla Lega (associazione Unione Italia-Israele), e del Pd nessuno ha fatto parte ufficialmente. Il Pd stesso ha poi affermato che Provenzano non era stato informato: Fassino vi avrebbe preso il posto senza aggiornare i registri ufficiali. Tutto ciò conferma come, nel “campo largo” di centro-sinistra, il sostegno verso Israele nelle sedi istituzionali sia ormai automatico.

Anche i rappresentanti di sinistra a Strasburgo hanno votato risoluzioni più morbide verso Tel Aviv, mentre l’Italia, sotto il governo Meloni, si è comunque schierata con forza in appoggio al governo israeliano contro qualsiasi censura alle violazioni dei diritti umani.

In sintesi, l’episodio Fassino-Knesset certifica che le più alte cariche Pd continuano a considerare “amichevole” il regime Netanyahu, nonostante si trovi formalmente sotto inchiesta per genocidio.

ENTRIAMO NELLO SPECIFICO DEL DISEGNO DI LEGGE DELRIO.

Il ddl Delrio (Senato XIX, Atto n. 1722/2025) si articola in vari articoli che spalancano poteri repressivi sul web e nelle istituzioni scolastiche. L’art. 1 recepisce integralmente “la definizione operativa di antisemitismo” dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). In pratica, secondo tale definizione «è antisemitismo anche sostenere che l’esistenza dello Stato di Israele è un’espressione di razzismo» o «applicare due pesi e due misure a Israele richieste a nessun altro paese».

L’art. 2 delega il Governo a emanare entro 6 mesi (mediante decreti legislativi) norme speciali per le piattaforme online in lingua italiana. In concreto, si chiede ad AGCOM e ai gestori di social e blog di introdurre meccanismi di sorveglianza e censura sulla base di questa definizione: sarà previsto per gli utenti un pulsante di segnalazione “antisemitismo, con obbligo di rimozione entro 48 ore dall’avviso. In caso di recidiva o ricondivisione dei medesimi contenuti, si infliggerà la sospensione dell’account per sei mesi. In più, le piattaforme dovranno inviare bimestralmente ad AGCOM report dettagliati sulle segnalazioni ricevute, e punizioni pecuniarie onerose per chi non rispetta le nuove regole. L’obiettivo dichiarato è “togliere al web la terra di nessuno”, ma come denunciato da più voci significa dare mano libera allo Stato per definire e cancellare contenuti online: una vera norma di censura preventiva.Le misure riguardano anche l’ambito universitario. L’art. 3 garantisce in teoria la libertà di ricerca, ma si limita a inserire un generico richiamo alla “libertà di insegnamento” e alla promozione di collaborazioni internazionali. All’art. 4 l’impianto si fa più repressivo: ogni ateneo è obbligato a individuare un referente interno incaricato di “verificare e monitorare le azioni per contrastare i fenomeni di antisemitismo” in linea con il proprio codice etico. In altre parole, si crea una specie di controllore dell’ortodossia antirazzista nei campus, con libertà di intervento anche sulle attività didattiche ritenute “illegittime” secondo i parametri IHRA.

Le norme non si fermano all’università, ma prevedono anche rilevamenti annuali nelle scuole. In sintesi, il ddl impone a istituzioni dell’istruzione e agli spazi digitali severe forme di sorveglianza dell’antisemitismo, equiparando ogni discorso critico verso Israele (o il sionismo) all’odio verso gli ebrei.

Come mostra il testo ufficiale, si tratta di una campagna legislativa che, lungi dall’eradicare il razzismo vero, istituzionalizza la censura preventiva delle idee “scomode” sulla questione palestinese.

I firmatari: orientamento politico e dichiarazioni

La proposta è stata firmata da senatori del Partito Democratico appartenenti all’area riformista del partito. Oltre a Graziano Delrio (primo firmatario), il ddl porta le firme di Graziano Delrio, Antonio Nicita, Simona Flavia Malpezzi, Alessandro Alfieri, Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Tatjana Rojc, Filippo Sensi, Valeria Valente, Walter Verini, Sandra Zampa, Andrea Martella, Beatrice Lorenzin. Tutti sono esponenti di centro-sinistra moderato e hanno dichiarato pubblicamente la loro intenzione di far “fare un salto di qualità” alla lotta all’antisemitismo. In interviste i proponenti insistono sul “dovere” di difendere gli ebrei dall’odio, ma raramente distinguono tra odio reale e ogni forma di opposizione al governo israeliano. Delrio, ad esempio, ha parlato di “cancro” dell’antisemitismo diffuso sul web e ha chiesto “regole e vigilanza” sulla rete, sostenendo che non può rimanere “terra di nessuno”. Viceversa, Delrio e colleghi ignorano l’alto potenziale censurante della loro norma. Appoggi che fanno discutere anche all’interno dello stesso partito.

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