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Israele parteciperà all’Eurovision Song Contest 2026, il più grande concorso musicale dal vivo al mondo che si svolgerà quest’anno a Vienna.
La decisione è stata annunciata dall’Ebu, l’Unione Europea di Radiodiffusione, dopo mesi di polemiche legate alla richiesta di diversi paesi che chiedevano l’esclusione di Israele a causa della guerra a Gaza e per dei sospetti sulla manipolazione del sistema di voto.
“Un’ampia maggioranza dei membri ha convenuto che non era necessario un ulteriore voto sulla partecipazione e che l’Eurovision Song Contest 2026 avrebbe dovuto svolgersi come previsto, con le ulteriori garanzie in atto”, ha deciso l’Ebu durante un incontro a porte chiuse e sotto stretta sorveglianza a Ginevra.
Per aver deciso, come se nulla fosse accaduto a Gaza ed in Cisgiordania (e non solo), ancora una volta per l’ammissione al Contest dello Stato ebraico, Spagna, Irlanda, Slovenia e Paesi Bassi hanno annunciato che non parteciperanno alla per altro mediocre competizione canora. L’elenco dei “boicottanti” sembra si allungherà.
Ancora fuori invece Russia e Bielorussia: il doppio standard vale anche nel mondo delle canzonette.
Israele ha ottenuto il sostegno soprattutto dalla Germania, (il cancelliere Friedrich Merz aveva dichiarato a ottobre che avrebbe appoggiato il ritiro di Berlino se Israele fosse stato escluso) e il boicottaggio da parte delle emittenti di Spagna, Paesi Bassi e Irlanda.
“RTVE ha annunciato il ritiro della Spagna dall’Eurovision Song Contest a seguito delle votazioni tenutesi oggi alla 95a Assemblea Generale dell’EBU a Ginevra, che si sono concluse con la continua partecipazione di Israele”, ha dichiarato in un comunicato stampa l’emittente pubblica spagnola, uno dei principali oppositori della partecipazione di Israele al popolare concorso canoro.
L’emittente olandese Avrotros ha dichiarato che la sua “partecipazione non e’ compatibile con i suoi valori pubblici fondamentali”.
A Dublino, l’emittente pubblica irlandese RTE ha spiegato di aver preso questa decisione “alla luce della spaventosa perdita di vite umane a Gaza e della crisi umanitaria in corso che continua a mettere in pericolo la vita di cosi’ tanti civili”.
Lo stesso ha deciso la Slovenia mentre l’emittente pubblica islandese ha invece annunciato che discuterà la sua posizione mercoledì prossimo, il 10 dicembre, così come il Belgio, che prevede di rilasciare una dichiarazione in merito “nei prossimi giorni”.
Anche Svezia e Finlandia stanno prendendo in considerazione l’idea di boicottare l’evento.
