Silvana Sale
Sequestrare una petroliera, sottrarre il carburante destinato a un popolo giร sottoposto da decenni a un soffocante embargo, compiere unโazione navale non autorizzata da alcun organismo internazionale, tutto questo, agli occhi di Cuba, del Venezuela e di una larga parte del Sud globale, non รจ un semplice episodio geopolitico, ma un atto di pirateria di Stato che mostra quanto gli Stati Uniti continuino a comportarsi come potenza che non riconosce nรฉ limiti nรฉ sovranitร altrui.
Per Cuba, il carburante venezuelano non รจ un lusso, รจ lโossigeno energetico che permette a ospedali, ambulanze, cliniche e infrastrutture essenziali di rimanere in funzione in un Paese che da oltre sessantโanni vive sotto un embargo economico che limita lโaccesso a tecnologie, ricambi e fonti di energia. La petroliera sequestrata trasportava parte di quel sostegno vitale, frutto di accordi bilaterali pienamente legittimi tra due nazioni sovrane, Cuba e Venezuela, nessuna risoluzione ONU lo vieta, nessun tribunale internazionale ha imposto restrizioni, nessun mandato globale autorizzava lโintervento statunitense. Eppure la nave รจ stata fermata con la forza, e il petrolio sottratto come se appartenesse a una potenza coloniale, non a uno Stato libero.
Dal Venezuela la reazione รจ stata immediata, definire lโatto un furto delle risorse naturali venezuelane non รจ unโesagerazione retorica, ma la descrizione di ciรฒ che accade quando una superpotenza decide di trasformare le proprie โsanzioniโ interne in strumenti di dominio extraterritoriale. Per Caracas, gli Stati Uniti non agiscono per il rispetto della legge, ma per soffocare economicamente un Paese che non accetta di piegarsi. Sequestrare una petroliera fuori dalla giurisdizione americana significa trattare il Mar dei Caraibi come un cortile privato, ristampando in chiave moderna la dottrina Monroe, secondo cui tutto ciรฒ che accade nellโemisfero occidentale deve avvenire solo in conformitร ai loro interessi.
Cuba ha denunciato con forza lโaccaduto come unโaggressione diretta alla popolazione. Il carburante sottratto non serve a unโรฉlite, ma a far funzionare generatori ospedalieri, a garantire le ambulanze, ad alimentare il trasporto pubblico, a tenere accese le centrali elettriche che giร lottano contro continui blackout causati dalle restrizioni imposte dallโembargo.Ogni litro rubato รจ un peso in piรน sulle spalle di anziani, lavoratori, studenti, malati.
Il blocco energetico non dichiarato, che media non occidentali chiamano โterrorismo energeticoโ, mira a generare frustrazione sociale e instabilitร interna, con la speranza di piegare lโisola non tramite diplomazia, ma tramite privazione.
ร giusto leggere lโepisodio come un abuso che travalica ogni norma del diritto internazionale. Le sanzioni statunitensi sono leggi domestiche, non trattati globali, e non possono in alcun modo essere imposte a navi di Paesi sovrani che navigano in acque internazionali o in acque di altri Stati. Nessuna autoritร mondiale ha concesso agli USA il potere di fermare, controllare, sequestrare o deviare il commercio energetico tra Cuba e Venezuela. La sottrazione del petrolio non รจ quindi unโapplicazione della legge, ma un intervento unilaterale che viola la libertร di navigazione sancita dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare.
Per molti media latinoamericani e mediorientali, ciรฒ che gli USA hanno fatto equivale a una forma moderna di blocco navale, non dichiarato, non regolato, non autorizzato, ma esercitato attraverso la forza e la minaccia. ร un messaggio indirizzato non solo a Cuba e al Venezuela, ma a qualsiasi Paese che osi commerciare senza il permesso di Washington. ร un avvertimento geopolitico: โChi non segue le nostre regole, subisce la nostra punizioneโ.In tutto questo, ciรฒ che emerge non รจ solo la violazione della sovranitร venezuelana e il danno diretto al popolo cubano, emerge un modello di comportamento che molti considerano arrogante, punitivo, coloniale. Un modello che non riconosce reciprocitร nรฉ rispetto, ma impone forza bruta travestita da legalitร . E proprio per questo, Cuba e Venezuela non parlano soltanto di un sequestro di petroliera, parlano di un abuso continuato, di unโingiustizia storica che si ripete, di un atto che ferisce popoli interi e che merita di essere denunciato con la massima fermezza.
Condannare questo episodio significa schierarsi a favore del diritto dei Paesi sovrani a commerciare liberamente, il diritto dei popoli a non essere strangolati dalla coercizione economica, e il diritto alla dignitร nazionale che nessuna superpotenza dovrebbe violare.
Oggi, come ieri, Cuba e Venezuela ricordano al mondo che lโindipendenza non รจ in vendita, e che ogni abuso contro un popolo che lotta per la propria autodeterminazione รจ un abuso contro tutti.
