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Libertà di stampa. Egemonia di sinistra?

(da Facebook storico Alessandro Volpi)

A proposito di libertà di stampa, e di egemonia di sinistra. Può essere utile ricordare di chi sono i principali giornali italiani.

Partirei dai casi più evidenti di conflitto di interessi e, certamente, espressione di una posizione decisamente filogovernativa. Si tratta dei giornali riconducibili a Gaetano Caltagirone, comprendenti tra gli altri Il Messaggero, il Mattino e il Gazzettino, e ad Antonio Angelucci, a cui appartengono il Giornale, Libero e Il Tempo. C

altagirone e Angelucci, come è noto, hanno un peso decisivo nel sistema bancario, in quello immobiliare e in quello della sanità privata. Angelucci è anche parlamentare della Lega. Il Secolo XIX è diventato di proprietà dell’armatore Aponte, mentre il gruppo Monti-Riffeser controlla La Nazione, il Resto del Carlino e il Giorno.

Il banchiere Enrico Marchi, presidente di Finint, ha acquistato da poco una filiera di giornali del Triveneto e ora punta alla Stampa che Gedi, di proprietà Exor vorrebbe cedere, in maniera separata da Repubblica, il cui compratore sarebbe l’armatore greco Kyriakou. Il gruppo greco Antenna Group, che sta comprando La Repubblica e le radio GEDI, ha un socio molto ingombrante che dal 2022 è socio del PIF (Public Investment Fund), ovvero il fondo sovrano dell’Arabia Saudita controllato direttamente da Bin Salman.

Si aggiungono il Foglio di proprietà dell’immobiliarista Walter Mainetti, con una quota del banchiere Matteo Arpe, Il Riformista e l’Unità dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo.

Non mancano nell’elenco il quotidiano di Confindustria e quello del sempre imprendibile Carlo Benedetti. Confindustria Verona e Confindustria Vicenza hanno, a loro volta, giornali propri come L’Arena, Il giornale di Vicenza e Brescia oggi. Naturalmente non deve essere trascurato il quotidiano di proprietà di Maurizio Belpietro, La Verità. Infine è obbligatorio menzionare il più venduto quotidiano italiano, Il Corriere della sera, di Urbano Cairo.

Ora, scoprendo questa breve, ma densa lista, mi sembra molto chiaro che una parte rilevante del giornalismo italiano sia attraversata da evidenti conflitti di interesse e da un chiaro posizionamento compreso fra la destra più dura e i liberi moderati, con una evidente predilezione per il centro destra.

Dove sia lo spauracchio dell’egemonia della sinistra mi risulta difficile da capire; ma gridarla consente al monopolio della narrazione filogovernativa di apparire decisamente meno illiberale.

Antonio Angelucci
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