Il 16 dicembre 2022 ci lasciava prematuramente, a soli 53 anni, Siniša Mihajlović, giocatore ed allenatore serbo e jugoslavo. La malattia alla fine, una grave forma di leucemia, ha vinto sull’uomo e sulla fiera resistenza sua e della famiglia
Un esempio di calcio ed umanità, un uomo che ricordava con piacere i tempi della Jugoslavia socialista.
Hai nostalgia della Jugoslavia?
«Certo, di quella di Tito. Slavi, cattolici, ortodossi, musulmani: solo il Maresciallo è riuscito a tenere tutti insieme. Ero piccolo quando c’era lui, ma una cosa ricordo: del blocco dei Paesi dell’Est la Jugoslavia era il migliore. I miei erano gente umile, operai, ma non ci mancava niente. Andavano a fare spese a Trieste delle volte. Con Tito esistevano valori, famiglia, un’idea di patria e popolo. Quando è morto la gente è andata per mesi sulla sua tomba. Con lui la Jugoslavia era il paese più bello del mondo, insieme all’Italia che io amo e che oggi si sta rovinando».
E degli Stati Uniti cosa pensi?
“Gli Stati Uniti d’America non li sopporto. In Jugoslavia hanno lasciato solo morte e distruzione. Hanno bombardato il mio Paese, ci hanno ridotti a nulla. Dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano aiutato a ricostruire l’Europa, a noi invece non è arrivato niente: prima hanno devastato e poi ci hanno abbandonati. Bambini e animali per anni sono nati con malformazioni genetiche, tutto per le bombe e l’uranio che ci hanno buttato addosso. Che devo pensare di loro?”
