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IL SUCCESSO CATASTROFICO DI GAZA! IL BUSINESS DEL GENOCIDIO

Lavinia Marchetti

Ieri, 22 gennaio 2026, a Davos è stato presentato e lanciato formalmente il “Board of Peace” voluto dall’amministrazione Trump.

Il dato più interessante è che il nome Gaza non compare mai nel rapporto. L’oggetto rimosso sono proprio Gaza e i Palestinesi. Non li hanno ancora sterminati tutti, ma nelle loro piccole menti criminali li hanno già tolti dall’equazione.Lo statuto concentra poteri enormi nella figura del “chairman”, indicato per nome, con facoltà di decidere composizione e agenda. Su Tony Blair non voglio spendere parole. In una riunione di Serial Killer non possiamo che aspettarci di trovare il peggio del peggio.

Dentro lo stesso evento, Jared Kushner ha mostrato slide della “New Gaza” e ha parlato di ricostruzione “da zero”, con Gaza trattata come asset costiero ad alto valore. “Project Sunrise”, come etichetta specifica, circola da settimane nei resoconti anglofoni come piano di trasformazione economica a lungo termine, con cifra complessiva nell’ordine dei 112 miliardi di dollari e una Gaza riconfigurata come destinazione ad alta redditività, spesso descritta come città costiera tecnologica.

Il Times of Israel ne riassume l’impianto riprendendo le informazioni attribuite al Wall Street Journal e mette in evidenza la stessa ambiguità strutturale che torna ovunque: demolizione, bonifica, avvio cantieri, poi “sviluppo”; collocazione reale della popolazione durante la fase dei lavori lasciata in ombra o trattata in modo vago.Il piano urbanistico denominato Project Sunrise prevede la trasformazione della Striscia di Gaza in un polo di lusso tecnologico. Jared Kushner ha presentato un impianto di grattacieli e zone residenziali esclusive da edificare sulle aree precedentemente distrutte. Tale operazione realizza ciò che possiamo definire la “rimozione oggettiva della memoria”: la cancellazione fisica delle macerie e dei luoghi di vita precedenti serve a negare il diritto al ritorno, sostituendo il paesaggio del trauma con un’utopia immobiliare per élite globali.L’espressione “successo catastrofico”, utilizzata da Kushner per descrivere l’opportunità derivante dalla distruzione totale di Gaza, rivela la logica del neocolonialismo estrattivo. La catastrofe umanitaria è il presupposto necessario per la tabula rasa fondiaria. Il capitale non interviene per riparare il danno, ma per mettere a valore lo spazio liberato dalla presenza dei corpi non conformi alla nuova destinazione d’uso del territorio.

La ricostruzione non avverrà in modo uniforme, ma per “zone operative” isolate. L’accesso a queste aree sarà subordinato a un disarmo totale e a un sistema di controllo gestito da una forza di polizia locale sotto stretta supervisione israeliana e statunitense. Si delinea una forma di apartheid tecnologico dove la libera circolazione è sostituita da un regime di permessi legati alla funzionalità lavorativa, trasformando Gaza in una zona economica speciale ad alta sorveglianza. Una neoschiavitù con esproprio di terre e permanenza legata all’utilità.Il piano prevede clausole per l’allontanamento dei quadri dirigenti di Hamas e di elementi considerati ostili verso paesi terzi, come la Turchia. Questa “amnistia condizionata” maschera una strategia di espulsione definitiva delle voci di resistenza. Insomma ricalca le dinamiche della Nakba, il colonialismo d’insediamento opera costantemente per ridurre la densità demografica dei nativi attraverso l’induzione alla partenza forzata o l’esilio concordato.Il finanziamento di 25 miliardi di dollari previsto per la conferenza di Washington certifica la complicità dei mercati finanziari nel consolidamento dei risultati. Il genocidio cessa di essere un evento bellico per diventare la fase preparatoria di un investimento speculativo. La pace proposta, in estrema sintesi, si mostra per quello che è: l’imposizione di un ordine proprietario che rende definitiva l’espropriazione della terra e l’annichilimento dello Stato palestinese.

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