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SPAGNA

Alfredo Facchini

Genova, 29 gennaio 1995. Quartiere Marassi, stadio Ferraris: lo stadio del club più antico d’Italia.

Si gioca Genoa-Milan. Il Grifone è in lotta per non retrocedere. Vuole restare a galla. Manca meno di un’ora al fischio d’inizio.La curva dei “Grifoni” non è come quella del Livorno, ma poco ci manca.

La “Fossa dei Grifoni” nasce nel 1973: giacche mimetiche e baschi, gente dura dei quartieri popolari, dei caruggi del porto. Venti anni dopo, nel luglio del ’93, il gruppo si scioglie, ma i ragazzi della ex-Fossa continuano a riempire la gradinata Nord.I milanisti, nella curva degli ospiti, intonano il coro: «genoani pieni di tagli». Dalla stazione Brignole arrivano anche quelli della “banda del Barbour”. Curva sud milanista. All’ingresso dello stadio scoppia la rissa. Calci, pugni, lame.Tra gli ultras rossoblù c’è anche Claudio Vincenzo Spagnolo, “Spagna”, 25 anni. Del centro sociale Emiliano Zapata, quartiere Sampierdarena. Uno che non si tira mai indietro. Sempre a mani nude.Tra quelli della “banda del Barbour” c’è invece Simone Barbaglia, 18 anni. Vuole farsi un nome, guadagnarsi un posto nel branco. Tira fuori il coltello. Barbaglia e Spagnolo si trovano uno di fronte all’altro. Barbaglia sferra una pugnalata. “Spagna” muore sul colpo.

Quel giorno Genoa-Milan si giocherà per un tempo. Dopo lo 0-0 dei primi 45 minuti, le squadre non tornano più in campo. Sugli spalti inizia a diffondersi la voce di un morto fuori dallo stadio. La partita viene interrotta. La rabbia dei genoani si scatena fino a tarda sera. Il campionato si ferma a riflettere: turno successivo sospeso.

Dal complesso delle dichiarazioni – scrive il giudice istruttore – si evince che Spagnolo e Barbaglia erano nella posizione più avanzata dei rispettivi schieramenti, che avevano avuto modo di osservarsi reciprocamente. Condannato a 14 anni e 6 mesi, Barbaglia ne ha trascorsi in carcere meno della metà. Indulto, sconti di pena. Alla vigilia del Natale 2006 lascia le Vallette di Torino.

La sua camera è rimasta intatta, racconta Cosimo Spagnolo, il padre di “Spagna”: i poster del Genoa con Signorini capitano, le foto di Che Guevara, gli adesivi “No al fascismo”.«Mi sono chiesto perché, quando Claudio si è trovato davanti Barbaglia con il coltello, non sia scappato. Ma la risposta è facile: era forte e coraggioso, non avrebbe mai lasciato che tra la gente girasse un ragazzo armato. Era convinto di riuscire a disarmarlo, ma l’altro ha mirato dritto al cuore.»

Quando Genova, nei giorni del G8, ha pianto un altro suo ragazzo – continua Cosimo – «sarei voluto andare ad abbracciare il padre di Carlo Giuliani. Ma non ce l’ho fatta: sapevo che sarei crollato.»

Nessuno ha più rimesso a posto quella domenica. Tra quelli che c’erano, quel giorno non è mai finito davvero.

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