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Jacques Prévert, la grandezza del poeta della “semplicità”.

Manuel M Buccarella

Il 4 febbraio 1900 nasceva a Neuilly – sur – Seine il poeta e sceneggiatore francese Jacques Prévert.

Prévert nasce in una famiglia borghese che attraversa non poche difficoltà finanziarie, dopo che il padre perde l’impiego come assicuratore. La famiglia si trasferirà a Parigi, dove il padre dovrà accontentarsi di un umile lavoro come impiegato nell’Ufficio delle opere di beneficenza. Prévert padre era anche un letterato e ciò condizionò positivamente, sin dall’adolescenza, gli interessi di Jacques.

Prévert ha abbracciato, perlomeno agli inizi, il surrealismo. La sua opera maggiore, realizzata nel 1946, fu Paroles, una raccolta di poesie.

“Prévert passa nella sua poesia dal gioco attento dell’intelligenza al controllo della sensibilità, dall’uso scanzonato dell’ironia a una semplicità di espressione che a volte, a un lettore superficiale, può sembrare sfiorare la banalità. Egli partecipa in modo sentimentale ai climi poetici affrontati ma anche con rigorosa obbedienza a un simbolismo di alta scuola francese, sempre alla ricerca di un ritmo che non si discosta mai dal linguaggio comune. La poesia prevertiana è di una facilità pericolosa perché ricca di ritmi interni, di giochi di parole, di calembour, di diverse situazioni psicologiche che sono lo specchio di questo grande poeta francese” (Wikipedia).

Una poesia di Jacques Prévert

LE DÉSESPOIR EST ASSIS SUR UN BANC

Dans un square sur un bancIl y a un homme qui vous appelle quand on passeIl a des binocles un vieux costume gris. Il fume un petit ninas il est assis Et il vous appelle quand on passe Ou simplement il vous fait signeIl ne faut pas le regarder Il ne faut pas l’écouter Il faut passer Faire comme si on ne le voyait pas Comme si on ne l’entenda it pas Il faut passer et presser le pas Si vous le regardez Si vous l’écoutez Il vous fait signe et rien personne Ne peut vous empêcher d’aller vous asseoir près de lui Alors il vous regarde et sourit Et vous souffrez attrocement Et l’homme continue de sourire Et vous souriez du même sourire Exactement Plus vous souriez plus vous souffrez Atrocement Plus vous souffrez plus vous souriez Irrémédiablement Et vous restez là Assis figébSouriant sur le banc Des enfants jouent tout près de vous Des passants Tranquillament oiseaux s’envolent Quittant un arbre Pour un autre Et vous restez là Sur le banc Et vous savez vous savez Que jamais plus vous ne jouerez Comme ces enfants Vous savez que jamais plus vous ne passerez Tranquillement Comme ces passants jamais plus vous ne vous envolerez Quittant un arbre pour un autre Comme ces oiseaux.

La disperazione è seduta su una panchina

In un giardinetto su una panchina C’è un uomo che vi chiama quando passate Ha occhialetti un vecchio abito grigio Fuma un sigarino è seduto E vi chiama quando passate O semplicemente vi fa un cenno Non si deve guardarlo Non si deve ascoltarlo Si deve andare oltre Fare come se non lo vedessimo Come se non l’ascoltassimo Si deve andare oltre e affrettare il passo Se lo guardate Se lo ascoltate Lui vi fa un cenno e niente nessuno Può impedirvi di andare a sedervi accanto a lui Allora vi guarda e sorride E voi soffrite atrocemente E l’uomo continua a sorridere E voi sorridete allo stesso modo Esattamente Più sorridete e più soffrite Atrocemente Più soffrite e più sorridete Irrimediabilmente E voi restate là Seduti fissi Sorridendo sulla panchina Dei bambini giocano vicino a voi Dei passanti passano Tranquillamente Degli uccelli volano via Lasciando un albero Per un altro E voi restate là Sulla panchina E voi sapete voi sapete Che mai più giocherete Come quei bambini Voi sapete che mai più passerete Tranquillamente Come quei passanti Che mai più volerete via Lasciando un albero per un altro Come quegli uccelli.

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