Lavinia Marchetti
Sì, si può parlare dei file di Epstein. Io non sono molto stupita. Per chi sia stato per due decenni in un centro antiviolenza per donne, queste cose le sa. Conosce la brutalità del potere e l’uso del corpo delle donne (e delle bambine e dei bambini). Basta amplificarlo e immaginare questo potere maschile in mano a persone certe dell’impunità. Il punto non sono i riti, le torture, gli stupri, gli snuff movies, sono tutte cose già viste, cosa pensate accada nei tour sessuali nei paesi del terzo mondo?
Il punto è la guerra cognitiva. Il “caso Epstein” è un successo della guerra cognitiva. Quando le élite permettono che frammenti di verità così mostruosi emergano, stanno effettuando una “rivelazione programmatica”. È quella che potremmo definire Trasparenza Strategica dove il potere smette di nascondersi dietro la virtù e inizia a mostrarsi nella sua nudità predatrice. Il messaggio non è “abbiamo sbagliato”, ma “questo è ciò che siamo, ed è così integrato nella struttura della realtà che rimuoverlo significherebbe far crollare il mondo intero”.Il segreto parzialmente rivelato non serve più a nascondere l’atto, ma a proteggere l’impunità dell’attore. Facciamo ciò che vogliamo e voi siete inermi. L’élite pratica un gaslighting collettivo. Proiettando l’orrore sotto i riflettori e lasciandolo poi cadere nel vuoto procedurale (morti sospette, faldoni secretati, nomi che scompaiono dai titoli), il potere riscrive il concetto di “possibile”.
– Si crea una dissonanza cognitiva permanente.- La Verità è pubblica: Sappiamo cosa accadeva.- L’Azione è nulla: Non cambia nulla nelle gerarchie di potere.La Conseguenza è molto banale, Il cittadino interiorizza l’idea che la giustizia sia un simulacro per le classi inferiori, mentre il vertice abita una dimensione “oltre il bene e il male” di stampo nietzschiano, ma priva di alcuna nobiltà. È il potere che si mangia il futuro (e i bambini) per preservare un presente eterno di gratificazione. Questa è la vera guerra cognitiva. Convincerci che la storia non è un cammino verso il progresso morale, ma un cerchio statico dove il forte preda il debole da millenni, e che ogni tentativo di rivolta è solo un’altra forma di intrattenimento per chi osserva dall’alto.

