Site icon NonSoloMusicaMagazine

Il lascito morale e culturale di Fabrizio De André a 86 anni dalla nascita.“Il testamento”

Manuel M Buccarella

“Certo bisogna farne di strada Da una ginnastica d’obbedienza Fino ad un gesto molto più umano Che ti dia il senso della violenza Però bisogna farne altrettanta Per diventare così coglioni Da non riuscire più a capire Che non ci sono poteri buoni”.

Il 18 febbraio 1940 nasceva a Genova uno dei più grandi cantautori italiani ed europei di sempre, Fabrizio De André. Fabrizio nasceva da una famiglia benestante: il padre Giuseppe diventerà prima amministratore delegato e poi presidente di Eridania, la madre Luigia, detta Luisa, era figlia di produttori vitivinicoli.

Fabrizio, detto “Faber” dall’amico Paolo Villaggio, anch’egli genovese, può essere definito anche uno storyteller, un cantastorie, in considerazione della struttura accordata ai testi di molte delle sue canzoni. La tecnica di composizione delle sue liriche in verità lo fa somigliare più ad un trovatore medievale. Secondo la “Treccani” “il trovatore rappresentava il nuovo poeta, uscito da una particolare società e nutrito d’una speciale sensibilità umana e lirica”, definizione che si attaglia alla grandezza dell’autore. L’opera di De André, inoltre, è spesso collegata alla letteratura ed alla storia, soprattutto francese e di lingua francese. Anzi è essa stessa letteratura.

“Il Testamento”

Ricordiamo l’artista genovese con il brano “Il Testamento”, e non può essere diversamente in considerazione del grande “lascito” artistico e culturale dell’artista genovese.Il brano viene pubblicato come singolo la prima volta nel 1963, con l’arrangiamento musicale di Giampiero Boneschi, come lato A, nel 45 giri “Il testamento/La ballata del Miché”. Fu poi riproposto nel 1968, in un nuovo 45 giri insieme a “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, in nuova versione rispetto alla precedente del 1963.

Il testo è ironico, scherza sulla morte e mette in risalto alcune ipocrisie sulla morte. L’argomento era stato proposto dal cantautore francese Georges Brassens, che nel 1955 aveva musicato alcuni versi del testo quattrocentesco di François Villon “Le testament”. Nel 1961 il cantautore e poeta belga Jacques Brel aveva inciso “Le Moribond”, da cui De André prende diversi spunti dal testo.

“Sorella morte datemi il tempo di terminare il mio testamento…”

Exit mobile version