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Dividendi et impera

Sandor Kopacsi

“Dividendi et impera” è il titolo di un interessante articolo dell’economista di formazione marxista Sandor Kopacsi, apparso in questi giorni sulla sua pagina Facebook, che spiega come nel 2025 si sia registrata una crescita dei dividendi a livello globale del 7%. Ciò ha comportato la crescita della ricchezza in particolare nelle mani degli investitori più grandi – capitalisti in senso stretto – in ossequio talvolta ad una maggiore capitalizzazione delle principali piazze finanziarie (Piazza Affari inclusa), tal altra ad una scelta dei vertici delle principali aziende quotate di incrementare la quota degli utili da distribuire agli azionisti, a discapito in primis dei dipendenti, in secundis degli eventuali ulteriori stakeholders. Non si tratta di maggiore ricchezza per il Paese, come si è affrettata a proclamare Giorgia Meloni a proposito della crescita della Borsa Italiana, visto che l’economia reale continua a languere. La crescente “finanziarizzazione dell’economia” resta un autentico bubbone per il mondo e soprattutto per le classi subalterne.

Kopacsi a conforto dei propri assunti riporta un report della società finanziaria Capital Group.

Riportiamo di seguito per intero il prezioso contributo dell’economista.

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La società finanziaria Capital Group, importante asset manager a livello mondiale, compila ogni anno il “Dividend Watch”, uno studio che analizza le tendenze azionarie globali monitorando le 1.600 società più grandi al mondo, riportando la crescita dei dividendi in tutte le regioni e in tutti i settori (l’ultimo si trova qui: https://www.capitalgroup.com/content/dam/cgc/tenants/eacg/documents/2026/global-equity-study-2026-ed3.pdf). Rimandando al documento per i dettagli, qui sintetizziamo gli aspetti chiave. Nel 2025 i dividendi globali hanno registrato un aumento del 7%, raggiungendo il livello record di 2.090 miliardi di dollari e la previsione per il 2026 è 2.200 miliardi di dollari. In pratica, se si trattasse di PIL, i dividendi rappresenterebbero all’incirca la decima economia mondiale, davanti alla Spagna, al Messico e alla Corea del Sud. E non si tratta nemmeno di tutti i dividendi anche se il report li quantifica attorno all’85% del totale.

Non sorprende leggere che i settori che hanno registrato la dinamica migliore sono stati quello finanziario (addirittura +16%) e quello high tech, mentre oil, gas & energy è andato maluccio, ma rimedierà Trump bombardando l’Iran. Guardando i dati assoluti, le aziende finanziarie registrano un complesso di oltre 500 miliardi, seguono industria e high tech con 180 miliardi circa per uno. La cifra dell’industria finanziaria è pazzesca se si considera che nel settore operano forse il 4-6% della forza lavoro. Sono dunque una piccolissima fetta dell’occupazione ma le aziende si portano a casa un quarto dei profitti a livello mondiale (in Europa e America la proporzione è ancora più alta).

Per quanto riguarda i singoli paesi, gli Stati Uniti fanno la parte del leone con oltre 700 miliardi, segue l’Europa con 365. La Cina (compresa Hong Kong) è a 186 miliardi, molto meno ma con una ottima crescita (erano 104 nel 2020). Dal 2010 a oggi, i dividendi mondiali sono cresciuti di 3 volte, quelli americani di 4. Per confronto l’economia mondiale è cresciuta del 45-50% quella americana del 30-35%, cioè meno di mezza volta. Appare evidente che non c’è nessuna connessione tra dividendi e crescita economica. O meglio c’è ma in senso inverso. La teoria economica dominante argomenterebbe che i dividendi, tramite l’effetto ricchezza, contribuiscono ai consumi. Ma questo solo nel regno delle favole dove la ricchezza è un po’ per uno. Nel mondo vero, dove la ricchezza è concentrata in pochissime mani, è ridicolo pensare che lo stramiliardario si comprerà un’altra villa o un’altra Ferrari perché riceve più dividendi. Ciò che invece succede è che i dividendi sottraggono risorse per gli investimenti e quindi costringono le imprese a investire meno, riducendo la crescita dell’occupazione e/o dei salari, o a investire indebitandosi, ossia facendo fare ancora più profitti alle banche e agli asset manager. I dividendi semplicemente sono soldi sottratti all’economia e questo persino in un’ottica borghese.Bisogna infatti ricordare che i dividendi sono un’aberrazione secondo la stessa logica del capitalismo. Nella visione borghese originale, austera e calvinista, il capitalista estraeva il massimo profitto dai suoi lavoratori e lo reinvestiva nella produzione, spesso vivendo lui stesso in modo alquanto frugale. Erano i nobili a scialacquare, vivendo alle spalle della borghesia e dei contadini, per questo bisognava fare la rivoluzione e tagliare la testa al re e ai nobili. Oggi al posto del Re Sole e della sua corte di parassiti abbiamo i rentier dei dividendi.

Paradossalmente, il settore high tech, che era in passato meno preda di questa ossessione di accaparrare dividendi, si è allineato. Spiega il rapporto: “Dati recenti mostrano alcuni cambiamenti notevoli. Ad esempio, molti dei principali titoli tecnologici che non avevano mai distribuito dividendi hanno iniziato a distribuirli nel 2024, e ora sono tra i maggiori pagatori al mondo. E il Giappone, da tempo un mercato a bassi dividendi, è diventato uno dei principali motori mondiali della crescita dei dividendi quest’anno”. I parassiti di tutto il mondo e di ogni settore vogliono partecipare alla festa.

Piccolo inciso sull’Europa. Dal 2015 a oggi, Germania e Francia hanno visto crescere i dividendi pagati (rispettivamente da 30 a 54 miliardi i tedeschi e da 40 a 87 per i francesi), rimanendo ai primi due posti. L’Italia ha invece fatto un grande balzo in avanti, anche se Mao non c’entra, passando da 10 a quasi 40 miliardi. È utile ricordare che l’economia italiana è cresciuta di circa il 10% in questo decennio. Quindi i dividendi sono cresciuti TRENTA volte più dell’economia reale. Però mancano soldi per scuola, sanità, servizi sociali, perchè se si tassano i dividendi poi i ricchi si offendono.

Quando la ghigliottina tornerà nelle piazze sarà sempre troppo tardi.

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