Site icon NonSoloMusicaMagazine

Lou Reed, il poeta del rock

Manuel M Buccarella

«Il rock&roll è una cosa talmente grande che la gente dovrebbe cominciare a morire per lui. (…) La gente dovrebbe morire per la musica. Tanto si muore per qualsiasi altra cosa, perché non per la musica? Muori per lei. Non è carino? Non moriresti volentieri per qualcosa di carino? Forse sono io che dovrei morire. In fondo, tutti i grandi del blues sono morti. Ma la vita va meglio, oggi. Io non voglio morire. Giusto?» (Lou Reed)

Il 2 marzo 1942 nasceva a New York Lewis Allan Reed, meglio noto come Lou Reed (New York, 2 marzo 1942 – 27 ottobre 2013), uno dei cantautori e chitarristi più influenti della storia del rock.

A metà degli anni ’60 ha fondato con John Cale una delle band più rivoluzionarie di sempre, i Velvet Underground. Il loro album d’esordio del 1967, “The Velvet Underground & Nico” (prodotto da Andy Warhol), ha introdotto temi come droga, sesso e alienazione urbana nel rock.

Dopo lo scioglimento della band nel 1970, Lou Reed ha intrapreso un percorso solista segnato dal successo mondiale di “Transformer” (1972), prodotto da David Bowie, che contiene classici come “Walk on the Wild Side” e “Perfect Day”.

Tra i suoi lavori più celebrati figurano “Berlin” (1973), un concept album cupo e tragico, e “New York” (1989), considerato dalla critica uno dei vertici della sua maturità artistica.

Soprannominato il “poeta del rock”, Reed è noto per il suo stile narrativo crudo, l’uso del parlato-cantato e la continua sperimentazione sonora, dal glam rock al proto-punk fino al noise estremo di Metal Machine Music.

Lou Reed è morto a New York il 27 ottobre 2013 a 71 anni, per le complicazioni seguite ad un trapianto di fegato.

Lo ricordiamo con “Satellite of Love”.

Exit mobile version