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Guerra in Iran. A rischio anche i fertilizzanti e la produzione alimentare

Da un articolo di Sandor Kopacsi (Facebook)

In una settimana il prezzo del petrolio è passato da 65 a 80 dollari al barile, una crescita di oltre il 20%, di per sé un dato pessimo, se si mantenesse.

Ma per lo stretto di Hormuz non passa solo petrolio:“La produzione alimentare globale è strutturalmente vulnerabile perché circa la metà di tutto il cibo dipende da fertilizzanti azotati sintetici, una parte sostanziale dei quali viene esportata attraverso lo Stretto di Hormuz. A differenza dei mercati petroliferi che dispongono di una riserva strategica, il commercio di fertilizzanti opera in base al just-in-time, senza scorte strategiche per compensare un’interruzione prolungata [che] non causerebbe un’impennata immediata dei prezzi, ma porterebbe a una ridotta disponibilità di azoto, a minori rese agricole mesi dopo e, in ultima analisi, a scorte più ridotte e a prezzi alimentari più elevati”.

Inutile dire che un aumento significativo del prezzo dei beni alimentari avrebbe conseguenze catastrofiche per le popolazioni dei paesi emergenti ma anche dei paesi avanzati. Un altro motivo che dovrebbe spingere a chiudere la guerra prima possibile. Solo che se la guerra si concludesse avendo ucciso un anziano capo religioso, alcune centinaia di donne e bambini e poco altro, persino Trump avrebbe difficoltà a chiamarla una vittoria.

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