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COSTRINGERCI A GUARDARE L’ORRORE

Lavinia Marchetti

Per narrare Minab servirebbe una voce nuda e inesorabile simile al grido della nascita. Noi possiamo solo guardare i dettagli che la cronaca spesso oscura. Un braccio reciso estratto dalle macerie come nella foto che riporto, gli zainetti colorati coperti di polvere grigia e sangue rappreso, i murales con disegni di mele e matite che ora decorano pareti sventrate.

Questi oggetti non sono semplici resti; sono segni di un’infanzia che cercava di fiorire in un contesto di “auto-bazar-grafia” della distruzione, dove ogni frammento racconta una storia di sogni interrotti.La verità di Minab è radicale e non accetta aggettivi. Giudica chi ha premuto il grilletto tecnologico e chi, nella comunità internazionale, ha cercato di giustificare l’atto come “pre-empting” o “sicurezza globale” (l’attacco è di matrice americana ndr).

Il rispetto per le vittime nasce dalla loro fragilità estrema, dalla consapevolezza della nostra reciproca dipendenza come esseri umani. La morte della preside e di oltre 165 bambine in un luogo dedicato alla conoscenza trasforma la scuola in un tempio dell’osceno dei tempi che siamo costretti a vivere.

Ribellarci, testimoniare non basta. Nostro dovere è anche entrare nelle piaghe dell’indicibile e fissare questa foto.

[Foto di Middle East Eyes]

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