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Steven Patrick Morrissey, il ritorno è un capolavoro

Manuel M Buccarella

Il 6 marzo è uscito, dopo una pausa forzata di quasi 6 anni, il nuovo, quattordicesimo album di Morrissey, “Make-up Is a Lie”. L’album è uscito per la Sire/Warner Records. Dopo due settimane dall’uscita, il 19 marzo, l’album ha raggiunto la terza posizione nella Official U.k. Albums Chart.

L’ultimo lavoro di Steven Patrick Morrissey è un autentico capolavoro, soprattutto sotto il profilo compositivo e degli arrangiamenti. Il tema centrale affronta la percezione del music biz e l’autoritratto dell’artista a 66 anni.

In questo album sentiamo molte cose nuove, cui non siamo generalmente abituati nell’ascoltare la musica del cantautore di Manchester, a partire dall’esordio, la meravigliosa “You’re Right, It’s Time” che in verità ci porta indietro, sotto il piano dello stile, dritto negli anni ’80. Un pezzo new wave, che ricorda un po’ gli Psychedelic Furs, in particolare nel cantato, con un essenziale arpeggio di chitarra elettrica ed un tappeto musicale armonioso. Nel pezzo di apertura si condensa parte della poetica dell’artista britannico, e cioè la necessità di essere amato (“Voglio lasciare che qualcuno mi ami, se può”). E infine il rapporto con pubblico e critica:“Voglio allontanarmi da coloro che fissano gli schermi tutto il giorno, voglio parlare e non essere intrappolato dalla censura, alla ricerca di una saggezza molto più saggia della mia”.

“Make-Up Is a Lie”, la title track è il primo singolo estratto, scritto insieme a Camila Grey; il brano si sviluppa su una struttura ritmica che richiama il trip-hop, per poi aprirsi a un ritornello di impronta dream-pop. Il testo racconta l’insistenza di una figura femminile che tenta di consegnare un messaggio anche oltre la morte.

Dopo “Notre-Dame” è la volta della cover di “Amazona” dei Roxy Music, molto ben suonata. C’è spazio per la psichedelia in questo album, come in “Zoom Zoom the Little Boy”, brano bellissimo ed autobiografico, dove il giovinetto è proprio Steven Patrick con il suo animalismo e la voglia di salvare tutte le specie animali (“Vuole salvare tutto ciò che può dall’orribile donna e uomo (…) Vuole salvare i gatti e i cani e i pipistrelli e le rane e i tassi e i ricci. Vuole salvare le mucche e le pecore e gli scarabocchi degli abissi e la volpe con gli occhi da farfalla”). Bello il funk di “The Night Pop Dropped” che ambienta in un pub la morte della musica pop, con l’invito ad essere sé stessi.

Del music biz si tratta in “KerchingKerching”, onomatopea che imita il rumore dei registratori di cassa, è una triste ironia dello star system: una donna seducente dice a un ragazzo che fa carriera che “non sei abbastanza bravo, non sei abbastanza ricco, non sei abbastanza uomo, non sei abbastanza veloce, non sei abbastanza te stesso, non scherzi abbastanza perché semplicemente non sniffi abbastanza coca”.

“Lester Bangs” è un capolavoro dedicato appunto al critico musicale omonimo, prematuramente scomparso nel 1982, cui Morrissey pare ispirarsi anche nell’anticonformismo.La canzone è un tributo accorato al critico musicale che Morrissey leggeva avidamente da adolescente “nerd” a Manchester. Il testo è bellissimo, al pari del ritornello, in pieno stile Morrissey.

“Un’altra serata intensa a base di lattine di birra. Nel tuo seminterrato di disperazione. Donne nude sul muro Perché appartengono a quel posto. T-shirt di Detroit, usurata e strappata Con sette giorni di macchie
Ma, oh, quando alzi la penna per Roxy Music e The Dolls Il Village Voice non ha scelta Deve lodare ogni tua parola Come ci si sente ad essere te, Lester Bangs?”

Si chiude con “The Monsters of Pig-Alley”, che si apre con una parte di chitarra acustica insolitamente dolce e rilassata e riconcilia con l’autore e il suo repertorio. “Hai incontrato quelli che creano le star e gli spaccaossa? E che differenza c’è tra i due?”, canta Morrissey in una canzone dov’è difficile stabilire dove finisce l’amarezza e dove inizia la dolcezza, se i mostri sono quelli che ti sfruttano o quelli che ti aspettano a casa. La cosa certa è che “più in alto vai e meno cose trovi”.

Nel disco Morrissey è affiancato da musicisti abituali del suo entourage, tra cui Jesse Tobias, Camila Grey, Carmen Vandenberg, Juan Galeano, Alain Whyte, Gustavo Manzur e Brendan Buckley. La scaletta comprende brani già menzionati in passato dall’artista, inediti assoluti e appunto la cover di “Amazona” dei Roxy Music. La produzione è affidata a Joe Chiccarelli, produttore discografico, ingegnere del suono e mixer statunitense, vincitore di 11 Grammy Award. È una delle figure più influenti nella musica rock, alternativa e moderna, noto per aver lavorato con icone come Frank Zappa, The White Stripes, The Strokes.

La copertina del disco ritrae uno scorcio di Ostuni, mettendo in risalto la celebre croce illuminata di via dei Colli, in uno scatto realizzato nel corso del concerto di questa estate nella Città Bianca.

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