Site icon NonSoloMusicaMagazine

Meloni dice no alla guerra con l’Iran.

Silvana Sale

Meloni dice no alla guerra con l’Iran. Prudenza o calcolo politico?

La scelta di Giorgia Meloni di dire no al coinvolgimento italiano nella guerra con l’Iran segna un punto di svolta politico.Dopo le tensioni con Donald Trump, la premier ha preso le distanze da un’escalation militare che avrebbe potuto trascinare l’Italia in un conflitto ad alto rischio. Ufficialmente si parla di prudenza, equilibrio e tutela degli interessi nazionali. Direi in ritardissimo…Ma è difficile ignorare il contesto politico interno, con elezioni previste nel 2027 e un clima già teso dopo il recente referendum, un’altra scelta impopolare come l’ingresso in un ulteriore guerra avrebbe potuto avere conseguenze pesanti sul consenso. Per questo, più che un semplice posizionamento internazionale, la decisione appare come una mossa politica, per evitare uno scontro ancora più forte con un’opinione pubblica contraria ai conflitti armati. Resta da capire se si tratterà di una linea stabile o di un passo indietro dettato dal momento.Ma il punto è che questa prudenza arriva tardissimo.Per mesi il governo guidato da Giorgia Meloni ha sostenuto la linea di Benjamin Netanyahu nel conflitto a Gaza, senza mettere realmente in discussione le conseguenze della guerra sulla popolazione civile palestinese, senza parlare della partecipazione di anni e anni a sostegno del governo nazifascista di Zelensky contro la Russia.Una vergogna.

Oggi improvvisamente si sceglie la cautela e si rifiuta un nuovo coinvolgimento militare, prendendo le distanze anche da Donald Trump.Più che una linea coerente, sembra una posizione che cambia a seconda del contesto e del costo politico che comporta.Donald Trump ha dichiarato: “Sono scioccato da lei. Pensavo avesse coraggio. Mi sbagliavo”, aggiungendo di essere deluso dalla posizione della premier italiana e criticando la sua scelta di non sostenere la linea militare proposta dagli Stati Uniti nel contesto del conflitto con l’Iran.

Alla fine, resta l’immagine di una politica estera che prova a tenere insieme alleanze storiche e calcolo politico interno, ma che rischia di apparire più reattiva agli eventi che guidata da una strategia chiara e costante.Con le elezioni previste nel 2027, il tempo per riconquistare la fiducia degli italiani si riduce, in un Paese sempre più segnato da stanchezza verso conflitti, guerre e sacrifici.

Exit mobile version