“Eppure il sole esce puntuale,sale oltre il filo e batte sulle pietre,scuote le foglie dei fichi,sveglia i campi.Tu crescerai, mi sentirai parlare senza voce,capirai la lingua dei miei occhi.Il giorno in cui verrai, porterai con te compagni e quaderni,e fuori, alla luce, ci sarà posto per chi libera e per chi studia.Non essere triste, amore mio.Questo è un tempo breve,e la luce ha pazienza”[R. Hussein, «Jail and Children»]
LA STORIA È UN’IMMAGINE RUBATA AL TEMPOdi Lavinia Marchetti A volte in uno scatto si riassume un intero periodo storico. Questa fotografia fa a meno di esibire il sangue o i palazzi sventrati, eppure risulta persino più atroce. Mette in scena il furto deliberato della risorsa umana per eccellenza. Un assalto frontale al domani.A Masafer Yatta il metallo tagliente separa lo scolaro dalla conoscenza. Sbarrare la strada verso le aule equivale a pianificare un omicidio contro lo scorrere dei giorni. I soldati armati impongono l’immobilità a difesa dei recinti tracciati dai coloni, rivelando il terrore di un’autorità costretta a schierare l’esercito davanti all’eventualità che un fanciullo impari a leggere il mondo. Sottrarre lo spazio dell’apprendimento significa spezzare il filo vitale tra le generazioni. L’invasore comprende un fatto ineluttabile: la mente istruita elude l’accerchiamento materiale, poiché le parole assimilate si convertono in radici impossibili da recidere.Rashid Hussein aveva indagato a fondo questa condizione di attesa. Il poeta affidava il compimento della libertà ai ragazzi in cammino con i loro quaderni. Sapeva scorgere la pazienza infallibile della luce oltre la contenzione carceraria. L’immagine odierna rinnova un medesimo scontro sbilanciato. Da un lato incombe l’arma da fuoco pronta a sparare, sorretta da chi sorveglia la polvere della strada imponendo il divieto. Dall’altro resiste la fragilità della carta stampata, stretta nelle mani di chi trattiene il prolungamento dell’esistenza collettiva.Quei recinti non servono solo a occupare la terra. Il colonialismo, sappiamo bene, non si basa solo sull’occupazione dello spazio, ma anche dell’anima, del futuro. Per questo bombardano scuole, ospedali, centri di fecondazione. Costringono i figli a confrontarsi con una barriera di fucili per estinguere la curiosità della giovinezza, eppure la scena partorisce una promessa indomabile, infatti il bambino siede a terra Rifiutando la resa, volta il viso verso il percorso sbarrato e stringe il libro, opponendo una placida perseveranza alla forza militare. Quel corpo in attesa certifica una verità formidabile. L’intelligenza di un popolo fiorirà sempre oltre il recinto spinato. E il popolo palestinese sopravviverà anche a questo.
