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LE 22 IMBARCAZIONI DELLA FLOTILLA INTERCETTATE PRESSO CRETA ED IL “CASO” EITHAN BONDI’ DEL 25 APRILE: ANALISI DI DUE AVVENIMENTI SOLO APPARENTEMENTE SCOLLEGATI (Seconda parte)

Luciano Graziuso

Le reazioni “morbide”, per usare un eufemismo, dei leader di Italia ed UE in risposta alle azioni sempre più criminali di Israele – unite alle mistificazioni orchestrate dalla gran parte del nostro sistema informativo nel narrare certe vicende per mantenere il più pulita possibile l’immagine dello stato ebraico – oltre a invitare implicitamente Netanyahu a perseverare nelle sue azioni terroristiche e/o a fare di peggio, fanno pervenire lo stesso messaggio a qualunque individuo o associazione filo-israeliana che voglia compiere qualche dimostrazione violenta o illegale.

Questo servilismo totale nei confronti di Israele che traspare apertamente dal nostro mainstream e soprattutto dalle dichiarazioni e dall’inazione del governo, unito al clima d’odio che si respira ed alla repressione anche violenta che l’esecutivo attua nei confronti di coloro che sostengono il martoriato popolo palestinese, ha infatti creato terreno fertile per l’aggressione di Eithan Bondì del 25 aprile ai danni dei due iscritti all’ANPI, di cui abbiamo accennato nello scorso articolo.

Il ragazzo di origine ebraica non è certamente uno stinco di santo: in casa sua sono stati trovati, oltre ad una tuta mimetica, diversi coltelli e altre armi di vario tipo… . Con certi soggetti di indole estremamente violenta, tra le poche speranze a cui possono aggrapparsi le persone pacifiche per non essere messe in pericolo, vi sono la certezza di una pena severa e duratura e la condanna della società civile nei confronti del delinquente; servono cioè misure drastiche che fungano da deterrente e che diffidino dal compiere crimini. Tali speranze però, quando è un cittadino israeliano ad attuare la condotta illecita, molto spesso vengono inesorabilmente meno, come nel caso di Eithan Bondì. Il giovane infatti, pur avendo sparato pericolosamente ad altezza d’uomo nei confronti degli attivisti dell’ANPI, si è visto derubricare il reato commesso da duplice tentato omicidio a tentate lesioni pluriaggravate, con tutto ciò che ne consegue: l’assalitore potrebbe addirittura non fare nemmeno un giorno di carcere pur avendo compiuto un’azione estremamente pericolosa. Anche l’auspicio di una “condanna civile” è inesorabilmente venuto meno: dai membri dell’esecutivo, tanto solerti nell’attaccare i pro-Pal per fatti molto meno gravi, non si è udita nemmeno una parola di biasimo; giornali e tv hanno fatto il resto, silenziando la vicenda, minimizzandola all’inverosimile o addirittura giustificando l’autore del gesto sol perché in precedenza la “Brigata ebraica” era stata estromessa dal corteo del 25 aprile!Non può passare inosservato, infatti, il doppiopesismo attuato dalla gran parte dei politici e del nostro sistema dell’informazione nel trattare azioni più o meno gravi compiute da israeliani o filoisraeliani e da manifestanti pro-Pal, lavoratori, studenti ecc. Il mantra è: ingigantire le vicende che vedono coinvolti i membri del secondo gruppo e sminuire o far passare sotto silenzio quelle con protagonisti i primi. Proprio a causa di ciò in pochissimi sono a conoscenza dell’aggressione subita il 2 ottobre 2025 da alcuni liceali del “Cavillani” di Roma, insultati e percossi fisicamente da diversi adulti legati alla comunità ebraica locale: la notizia è stata infatti completamente bypassata da politici, tv e stampa, ad eccezione di un paio di giornali non asserviti. E sempre per lo stesso motivo quasi nessuno saprà che in varie università si sono introdotti con fare minaccioso degli individui che hanno imbrattato i muri degli Atenei con simboli ebraici e spaventato gli studenti. Al contrario, se alcuni pro-Pal invece di aggredire direttamente delle persone si sfogano spaccando qualche vetrina o rovesciando cassonetti (fatti che comunque condanniamo, ma molto meno gravi di quelli descritti in precedenza), o anche se semplicemente si limitano a intonare qualche slogan contro i politici italiani, Netanyahu e Trump, vengono sbattuti in prima pagina su tutti i giornali e trattati come fossero tra i peggiori terroristi; per non parlare degli attacchi feroci che subiscono in tv da politici ed opinionisti.

Altra strategia utilizzata dal sistema mediatico, quando non si riesce a far passare sotto silenzio un fatto “scomodo” commesso da qualche sionista, è quella di minimizzare la vicenda e, soprattutto, ridurla all’atto di un individuo isolato, non collegato a gruppi organizzati (tecnica del “cane sciolto”). Infatti, il 21enne autore degli “spari” del 25 aprile (che se fossero stati opera di un pro-Pal o di un manifestante di sinistra sarebbero stati definiti “atto terroristico”), è stato fin da subito derubricato come cane sciolto, nonostante egli stesso avesse da subito dichiarato di appartenere alla brigata ebraica. Di contro, se un attivista filo-palestinese compie un’azione “sbagliata” immediatamente tutta la stampa, tutti i tg di qualunque rete televisiva italiana considerano la cosa come collettiva e criminalizzano l’intero movimento, costituito ormai da decine di milioni di italiani di qualunque età. Non c’è da stupirsi allora se poi ritroviamo il nostro Paese al 56esimo posto nella graduatoria mondiale della libertà di stampa, precipitato nell’ultimo anno di ben 7 posizioni.

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