Moti di Milano del maggio 1898, quando una serie di proteste popolari contro l’aumento del prezzo del pane e le difficili condizioni economiche (da cui il nome “protesta dello stomaco”) sfociarono in violenti scontri.Il 7 maggio 1898, a Milano, esplose la protesta dello stomaco. Migliaia di lavoratori, donne e studenti scesero in strada per protestare contro l’aumento del prezzo del pane e la mancanza di interventi da parte del governo. Le proteste, inizialmente pacifiche, si trasformarono rapidamente in scontri violenti con le forze dell’ordine. Gli insorti chiedevano un intervento immediato per calmierare i prezzi del pane e garantire condizioni di vita dignitose per i lavoratori.Il generale Fiorenzo Bava Beccaris ricevette l’ordine di reprimere le proteste e comandò alle truppe di aprire il fuoco sui manifestanti. Questo portò, l’8 maggio, ad una strage con decine di morti civili (le stime variano tra 80 e 400 vittime) e centinaia di feriti. A fronte dello sciopero generale fu proclamato lo stato d’assedio.Paradossalmente, dopo questi tragici eventi, il re Umberto I decorò Bava Beccaris con la Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia per “aver salvato Milano dalla rivoluzione”, suscitando grande indignazione popolare.Questi eventi rappresentano uno dei momenti più drammatici nella storia sociale italiana e sono diventati un simbolo della repressione dei movimenti popolari nell’Italia di fine Ottocento.
Milano 7 ed 8 maggio 1898, “Protesta dello stomaco”. Il generale Bava Beccaris ordina di sparare sulla folla. Almeno ottanta i morti.
Moti di Milano del maggio 1898, quando una serie di proteste popolari contro l’aumento del prezzo del pane e le difficili condizioni economiche (da cui il nome “protesta dello stomaco”) sfociarono in violenti scontri.Il 7 maggio 1898, a Milano, esplose la protesta dello stomaco. Migliaia di lavoratori, donne e studenti scesero in strada per protestare contro l’aumento del prezzo del pane e la mancanza di interventi da parte del governo. Le proteste, inizialmente pacifiche, si trasformarono rapidamente in scontri violenti con le forze dell’ordine. Gli insorti chiedevano un intervento immediato per calmierare i prezzi del pane e garantire condizioni di vita dignitose per i lavoratori.Il generale Fiorenzo Bava Beccaris ricevette l’ordine di reprimere le proteste e comandò alle truppe di aprire il fuoco sui manifestanti. Questo portò, l’8 maggio, ad una strage con decine di morti civili (le stime variano tra 80 e 400 vittime) e centinaia di feriti. A fronte dello sciopero generale fu proclamato lo stato d’assedio.Paradossalmente, dopo questi tragici eventi, il re Umberto I decorò Bava Beccaris con la Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia per “aver salvato Milano dalla rivoluzione”, suscitando grande indignazione popolare.Questi eventi rappresentano uno dei momenti più drammatici nella storia sociale italiana e sono diventati un simbolo della repressione dei movimenti popolari nell’Italia di fine Ottocento.
