DOPO LA DISFATTA DI PALERMO, MACEDONIA ANCORA INDIGESTA PER LA NOSTRA NAZIONALE
Luciano Graziuso
La nuova Italia di Luciano Spalletti, esente da colpe perché appena arrivato e per lo scarso “materiale” a sua disposizione, non riesce ad andare oltre ad uno scialbo 1 a 1 in casa della Macedonia del Nord, squadra molto mediocre che però ci aveva già sconfitti nello spareggio per andare in Qatar e quindi estromessi dallo scorso mondiale. Il fatto che la nostra Nazionale (ottava nel ranking FIFA) non sia riuscita in due occasioni a sconfiggere una squadra (68° nel ranking) in cui solo un paio di giocatori militano in campionati di primo piano rende bene l’idea della terribile situazione in cui si trova il calcio nostrano. Rispetto alla partita precedente di Palermo, incredibile ma vero, abbiamo anche potuto assistere ad un netto peggioramento: mentre nel match giocato in Sicilia si poteva, fino ad un certo punto, parlare di sfortuna (32 tiri effettuati a 4 per l’Italia e sconfitta per 1 a 0 con gol subito in pieno recupero), nella gara di Skopje i padroni di casa non hanno rubato assolutamente nulla, perché i nostri giocatori sono riusciti nell’ “impresa” di rendere equilibratissima (10 tiri effettuati da noi e 9 da loro, di cui 3 in porta a testa) una partita disputatasi tra due Nazionali distanti ben 60 posizioni nel ranking FIFA.
La cronaca
Sulla partita in sé e per sé c’è ben poco da dire: dopo un primo tempo poco più che discreto giocato dagli azzurri, in cui assistiamo ad un palo di Tonali e ad altre due occasioni da gol capitate a Cristante (ma anche a due azioni molto pericolose dei nostri avversari), nella ripresa passiamo subito in vantaggio, con Immobile che al 47’ si fa trovare pronto e segna di testa dopo una traversa colpita da Barella. Dopo la rete l’Italia, invece di cercare il raddoppio per chiudere la partita, scompare completamente dal campo e la Macedonia dapprima sfiora il gol con Elmas e poco dopo lo trova con una punizione di Bardhi che beffa un colpevole Donnarumma. Tra i pochissimi a salvarsi Barella (migliore in campo), Cristante e Immobile (ma solo per la marcatura realizzata); nel grigiore generale invece spiccano in negativo Donnarumma, Di Lorenzo, Zaccagni e Politano. Molto di più si può invece dire sulla situazione sempre più precaria in cui versa il nostro calcio.
I PROBLEMI DELLA NAZIONALE
La partita di sabato scorso infatti è solo la punta dell’iceberg; se si vuole veramente far ritornare l’Italia ai vertici del mondo del pallone bisogna intervenire, seriamente e nel minor tempo possibile, per risolvere delle importanti problematiche che sono presenti ormai da tantissimi anni:
1) SERIE A CON TROPPI STRANIERI E POCHI INVESTIMENTI SUI SETTORI GIOVANILI
A differenza degli altri campionati top, nella Serie A è bassissima la percentuale di calciatori nostrani: lo scorso anno erano solamente 240 su 605! Se a questo aggiungiamo il fatto che vengono destinati pochissimi fondi ai settori giovanili, è facile comprendere le grandi difficoltà che incontra di volta in volta il selezionatore della Nazionale nello scegliere i convocati per le varie partite da disputare.
2) AIUTO INESISTENTE DA PARTE DELLE ISTITUZIONI E DEI PRESIDENTI DI CLUB
Quante volte abbiamo sentito i vertici della Lega Serie A, nonché i padroni dei club, pronunciare frasi del tipo: “Bisogna fare di tutto per risollevare la nostra Nazionale”, “Offriremo all’Italia tutto l’aiuto necessario” e via dicendo? Peccato che poi alle parole non siano seguiti i fatti. Emblematico è stato ciò che è avvenuto l’anno scorso: l’ex CT Mancini e molti membri della FIGC avevano chiesto alla Lega Serie A dapprima di anticipare di una settimana l’inizio del campionato ed in seguito, appresa la notizia che si sarebbero dovuti disputare gli spareggi per poter andare ai Mondiali, di rinviare almeno la giornata precedente (come diversi Stati esteri avevano fatto); ebbene, a dispetto dei vari proclami fatti in precedenza, nessuna delle due richieste fu esaudita.
3) SCARSO VALORE DEI GIOCATORI E SCARSISSIMO ATTACCAMENTO ALLA MAGLIA
Soprattutto a causa di quanto scritto nel punto 1), da molto tempo ci ritroviamo tra i convocati tantissimi calciatori che militano in squadre di medio-bassa classifica e sempre meno giocatori facenti parte di quelle di vertice: questo è ovviamente uno dei principali motivi per cui i risultati dell’Italia peggiorano costantemente. Dulcis in fundo, gli uomini che scendono in campo, oltre ad essere mediamente piuttosto scarsi, ci mettono del loro non impegnandosi e/o centellinando le energie in vista delle successive partite da disputare con i loro club; ciò spiega come sia possibile che compagini molto inferiori a noi, con calciatori semisconosciuti ma che si impegnano fino allo stremo quando devono rappresentare la loro patria, ci mangino in testa sempre più frequentemente.
E dato che al peggio non c’è mai fine, per concludere, abbiamo a che fare sempre più spesso con la piaga dei finti infortuni: in concomitanza con le finestre dedicate alle Nazionali, ci tocca assistere sempre a quei 5/6 (ma a volte anche 10, se non di più) giocatori “sfortunati” che, proprio quando si tratta di giocare per l’Italia, si fanno male in svariati modi, per poi almeno nel 95% dei casi ritornare miracolosamente a disposizione per la giornata successiva di campionato, e magari riuscire anche a segnare, fornire assist o comunque disputare grandi partite. Questa volta ci hanno pensato Pellegrini e Chiesa (due “habitué”, soprattutto il primo) a marcare visita fin da subito, seguiti tre giorni dopo da Mancini e Politano; anche Berardi, chiamato ieri da Spalletti per rimpolpare un po’ la rosa, non è stato da meno ed ha dimostrato il suo grande attaccamento alla maglia azzurra rifiutando addirittura la convocazione.
E’ molto triste constatare che per molti giocatori italiani di oggi le partite con la Nazionale, un tempo considerate il massimo traguardo per un calciatore, rappresentino nel migliore dei casi solamente un buon allenamento in vista delle successive gare di Serie A; se non addirittura un fastidio che sottrae energie alla preparazione con la propria squadra di club oppure che semplicemente toglie del tempo libero da poter utilizzare in altri modi. Quest’ultimo aspetto è il più preoccupante, quello che più si oppone alla nostra risalita nel calcio che conta: l’assenza quasi totale di motivazioni da parte della maggior parte degli interpreti; urge un cambiamento di mentalità, altrimenti la mediocrità diventerà la nostra nuova dimensione.


