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L’11 settembre 1973, esattamente cinquant’anni fa il presidente socialista cileno Salvador Allende veniva trucidato nel palazzo presidenziale nel quale si era barricato, dai golpisti di Pinochet.
Salvador Allende, medico e politico socialista, rimase in carica come presidente del Cile dal novembre 1970 all’ 11 settembre 1973, prima personalità politica dichiaratamente marxista ad esser stata mai eletta democraticamente alla carica di Presidente di un paese delle Americhe.
Allende, eletto presidente come candidato di Unione Popolare, coalizione che comprendeva comunisti, socialisti, cattolici di sinistra, radicali ed altre piccole formazioni politiche di sinistra, s’impegnò nella progressiva e pacifica conversione della società cilena in una di stampo socialista attraverso un programma di governo battezzato “la vía chilena al socialismo”.
La circostanza che in America vi fosse un governo dichiaratamente socialista indispettì gli Stati Uniti d’America – che già dovevano fronteggiare il socialismo della vicina Cuba – che sostennero con i servizi segreti (Cia) e sotto l’ amministrazione Nixon un colpo di stato condotto da militari capeggiati dal generale Augusto Pinochet, che guidò dopo la deposizione con l’ uccisione del presidente, una dittatura sanguinaria, appoggiata dagli Stati Uniti e quanto meno non ostacolata dalla Santa Sede, nella persona di Giovanni Paolo II, notoriamente anticomunista.

