Manuel M Buccarella
Enrico Ruggeri, cantautore milanese classe ’57, dopo l’ esperienza a cavallo di anni settanta e ottanta con i Decibel, dopo strascichi legali seguiti allo scioglimento del gruppo, intraprende non senza difficoltà una carriera solista non sempre compresa dal grande pubblico.
Eppure Ruggeri ha talento , con il suo particolare timbro vocale e con le sue inconfondibili composizioni che lo pongono un po’ a metà strada tra la new wave dei primi anni ed il romanticismo degli chansonniers francesi.
I primi anni dell’ attività solista si caratterizzano positivamente con l’ album “Polvere” del 1983 che contiene, tra gli altri, una bellissima titletrack.
Il pezzo è dedicato al padre ed alla sofferenza mentale, quel padre che perderà appena due anni dopo. Il pezzo è bellissimo, inconfondibile per il supremo giro di basso, per le tastiere e la batteria sintetica, per lo più. E veniamo al testo: la “Polvere dagli ingranaggi” è evidentemente il disturbo mentale. “Dai volti dei saggi coi pochi vantaggi che la mia condizione mi dà.”
“Polvere, gran confusione, un grigio salone,
in quale direzione io caccerò la…
Polvere dai miei pensieri?”
E poi quel lungo ritornello: “Non mi cercare, che non mi riconoscerai”, che non ha bisogno di particolari commenti.

