Manuel M Buccarella
La legge di bilancio 2024, ancora in fase di proposta, prevede una parte, circa 15 miliardi, in deficit, per finanziare interventi una tantum, validi cioè solo per il 2024 e dunque non strutturali.
Stiamo parlando del taglio al cuneo fiscale, che interesserà i lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro. «In via eccezionale, – si legge nel provvedimento – per i periodi di paga dal primo gennaio al 31 dicembre 2024, per i rapporti di lavoro dipendente, con esclusione dei rapporti di lavoro domestico, è riconosciuto, un esonero, senza effetti sul rateo di tredicesima, sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore di 6 punti percentuali a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo mensile di 2.692 euro, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima. L’esonero è incrementato, senza effetti sul rateo di tredicesima, di un ulteriore punto percentuale con retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non superiore all’importo mensile di 1.923 euro, maggiorato del rateo di tredicesima».
Per il 2024 la soglia di esenzione fiscale dei fringe benefit (pari a 258 euro) viene portata a 1.000 euro per tutti i lavoratori dipendenti e a 2.000 euro per quelli con figli fiscalmente a carico. Da una parte vengono favoriti indistintamente tutti i lavoratori, dall’altra viene ridimensionato l’incremento deciso con il decreto del primo maggio che, per i lavoratori con figli, ha portato il tetto esentasse a 3.000 euro. La legge di bilancio conferma inoltre, anche per il 2024, la detassazione dei premi di risultato: l’aliquota dell’imposta sostitutiva sui premi di produttività, entro il limite di 3mila euro, è ridotta al 5. Salta invece, come invece annunciato in passato, l’ annunciata detassazione delle tredicesime.
Si tratta, come detto , di pur lodevoli misure temporanee, che potrebbero però non venir replicate già dalla finanziaria 2025 con il ritorno dei vincoli di bilancio comunitari. Stabili invece gli interventi sul fronte tributario: innanzitutto ritorna, provvedimento odioso, l’ iva al 10% sui prodotti per l’ infanzia e la cosiddetta tampon tax: latte in polvere e preparazioni per l’alimentazione dei bimbi, così come assorbenti, tamponi e coppette mestruali.
Aumenta anche la cedolare secca, con un aumento della tassazione sugli affitti brevi o turistici: per questo tipo di contratti di locazione è possibile optare per la cedolare secca che, per effetto della novità introdotta dalla legge di bilancio, passa dal 21 al 26%. Ricordiamo che dal 2021 la cedolare secca è prevista solo se si destinano a questa finalità al massimo quattro appartamenti. Oltre questa soglia, l’attività si considera svolta in forma imprenditoriale. Aumenta la tassa su tabacco e prodotti per fumatori.
Previsti infine, nell’ ambito della spending review, risparmi negli enti locali per 600 milioni di euro annui.

