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“Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri.”(Albert Camus, “L’uomo in rivolta”).
Il 4 gennaio 1960 moriva a Villeblevine lo scrittore, filosofo e saggista francese Albert Camus. Nato e cresciuto in Algeria, la sua esistenza è fortemente condizionata dalla tubercolosi. Viene insignito nel 1957 del Premio Nobel per la letteratura con questa motivazione: «Per la sua importante produzione letteraria, che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo.»
Camus è prima che scrittore e saggista, giornalista ed attivista politico. Durante la seconda guerra mondiale, in una Francia occupata dai nazisti, si iscrive al Partito Comunista francese.Per il suo approccio critico verso i regimi del socialismo reale europeo, in primis verso DDR ma anche Unione Sovietica, abbandonerà gradatamente il partito, per approdare a posizioni anarchiche ed umanistiche.
La sua “poetica” è sostanzialmente esistenzialista, profonda ed intimista, in qualche modo anche un po’ pessimista, pur non mancando mai l’ approdo risolutivo, ispirato spesso alla congiunzione favorevole e salvifica con la natura.
La morte avviene sul colpo a seguito di un incidente stradale misterioso. Si seguì anche la pista del KGB.

