Gideon Levy, analista politico israeliano ed editorialista di Hareetz, afferma che l’uccisione – appena confermata – del leader di Hamas Yayah Sinwar in un’operazione delle forze armate israeliane che ha ucciso tre persone a Rafah, nella Striscia di Gaza, difficilmente cambierà il destino degli oltre 100 prigionieri ancora detenuti a Gaza poiché la priorità del governo è rimanere nella Striscia.
Riconosciuto dalla dentatura, Hamas ha confermato.
“In una situazione normale, mi aspetterei che l’uccisione di Sinwar ci facesse fare grandi progressi verso il rilascio degli ostaggi e addirittura la fine di questa guerra – ma non in Israele, perché l’obiettivo è restare a Gaza”, ha detto Levy ad Al Jazeera.
“Quindi cosa cambierà l’uccisione di Sinwar? E se il rilascio degli ostaggi fosse nuovamente sul tavolo, con chi rinegozieremo, e se negozieremo, chi accetterà di restituire tutti gli ostaggi quando Israele intende rimanere a Gaza?” ha detto l’analista.
“E senza dubbio Israele ha la piena intenzione di rimanere a Gaza, almeno per i prossimi mesi, o, Dio non voglia, anche per i prossimi anni”.
Intanto Netanyahu ha approvato gli obiettivi da colpire e raggiungere in Iran, si dice prima delle elezioni americane. Pare non verranno colpiti siti nucleari ed energetici, come richiesto dall’alleato americano. Ciò non esclude il rischio di un’escalation e di un allargamento ulteriore del conflitto.
Nonostante l’uccisione dei vari leader nemici, non si può certo dire che Israele potrà essere un paese sicuro, anche da eventuali attacchi terroristici.
