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LA STRAGE DI ROCCELLA IONICA: EMBLEMATICA DI COME IL GOVERNO RIESCE A SILENZIARE CIO’ CHE NON GLI GARBA. UN SERVIZIO DI “REPORT” METTE IN LUCE I SOTTERFUGI CUI RICORRE L’ESECUTIVO PER COPRIRE I SUOI FALLIMENTI

Luciano Graziuso

LA STRAGE DI ROCCELLA IONICA: EMBLEMATICA DI COME IL GOVERNO RIESCE A SILENZIARE CIO’ CHE NON GLI GARBA. UN SERVIZIO DI “REPORT” METTE IN LUCE I SOTTERFUGI CUI RICORRE L’ESECUTIVO PER COPRIRE I SUOI FALLIMENTI

Un recente sondaggio sul giudizio degli italiani rispetto al governo Meloni a due anni dal suo insediamento ha accertato che la maggioranza dei nostri connazionali boccia la sua politica migratoria. Proprio ieri “Report” ha mandato in onda un interessantissimo servizio che è paradigmatico al proposito: quando nel giugno scorso a Roccella Ionica, in Calabria, si verificò una delle ennesime stragi di migranti in mare, l’esecutivo attuale fece di tutto (riuscendoci, poiché controlla la quasi totalità dei mezzi di informazione del nostro Paese) per far passare il più possibile sotto silenzio questa tragedia.

Per prima cosa, all’epoca i principali giornali e tg non parlarono quasi per niente di quanto accaduto, limitandosi più che altro a darne notizia soltanto tramite le cosiddette “strisce” che appaiono ormai in fondo allo schermo durante quasi tutti i notiziari. Inoltre, non ci fu nessuna cerimonia comune, come avviene sempre in questi casi, per dare l’estremo saluto ai poveretti che avevano perso la vita nel corso dell’ennesima tragedia dell’immigrazione; nessun messaggio di cordoglio né tanto meno alcun comunicato dall’esecutivo per informare di quanto avvenuto; la cosa più grave e vergognosa di tutta la vicenda, però, fu il raccapricciante sistema attuato in quella circostanza per ridimensionare il più possibile l’entità della tragedia e soprattutto una sicuramente negativa ricaduta sul governo che aveva fondato il proprio successo elettorale proprio sul blocco degli sbarchi di “clandestini”.

La notte tra il 16 ed il 17 giugno scorso, a 120 miglia dalle coste calabresi, una barca a vela di turisti francesi ne soccorse un’altra; su quest’ultima erano rimasti soltanto 12 migranti da un gruppo che alla partenza ne contava ben 76, un terzo dei quali bambini: 64 persone dunque avevano perso la vita in mare. Ebbene il governo, per nascondere il più possibile agli italiani la propria incapacità di mantenere avventate promesse preelettorali e la reale portata della tragedia, mise in atto una serie di deliberazioni che avevano il compito di “edulcorarla” il più possibile: una macchina dell’oscuramento si mise in moto e nulla trapelò sulle vere dimensioni dell’accaduto: il silenzio calò sulle operazioni di recupero dei corpi, avvenute rigorosamente di notte col favore delle tenebre e di trasferimento dei superstiti negli ospedali (tutti diversi e lontani l’uno dall’altro tra i 100 e i 150 chilometri!). Tutto ciò rese impossibile ai giornalisti la documentazione dei fatti e costrinse i parenti delle vittime a dolorose peregrinazioni tra nosocomi situati anche in province diverse della stessa Calabria. Sergio Scandurra, di Radio Radicale, ha affermato al riguardo: ”Tutta l’informazione è blindata. La vita, la morte, il soccorso delle persone in mare è trattato come un segreto di Stato”.

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